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Museo tattile

Una struttura di 2000 mq interamente dedicata ai non vedenti e agli ipovedenti situata in Via Etnea, a pochi metri dall’Hotel e inaugurato a Catania il 15 marzo 2008 ed unica nel suo genere in Italia che offre svariati servizi quali: un museo tattile, un bar al buio, un giardino sensoriale, uno show-room e un internet cafè al buio che permettono ai non vedenti di conoscere e acquisire direttamente tutte le nuove strumentazioni ed ogni ausilio esistente a livello mondiale per la loro autonomia, per l’informazione e la crescita culturale. Il centro si occupa persino della riproduzione in forma tridimensionale di tutti i disegni stampati nei testi, della riproduzione di opere artistiche e culturali (monumenti, statue, chiese, ecc.), della realizzazione di planimetrie di città e paesi, di scuole e quartieri. Questo materiale è esposto nel museo tattile, un luogo dove i non vedenti possono esaminare con le mani diverse opere, che vanno dal Castel Ursino catanese ai templi d’Agrigento, passando per opere immortali come la Venere di Milo e il David di Michelangelo (di cui è esposta la testa). Non solo, ma è stato riprodotto in scala anche un vulcano come l’Etna.

Orario visite:

lunedì ore 15.00 -19.00/ da martedì a venerdì ore 9.00-13.00/ 15.00 -19.0

Sabato ore 9.00-13.00

Su prenotazione

Infoline Tel. 095.500177

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Porto

Il porto di Catania è uno dei più importanti del Sud Italia, costruito su iniziativa del re Alfonso d’Aragona venne dotato di attrezzature adeguate all’attracco di grossi vascelli da trasporto, ma le violente mareggiate del golfo di Catania distrussero più volte i moli artificiali che venivano costruiti. Quello che possiamo vedere ancora oggi fu realizzato dai Borboni all’inizio del XVIII secolo; struttura che fu modificata più volte nel corso dei secoli a seguito della costruzione della Ferrovia Messina-Catania e la conseguente Stazione di Catania Marittima e nel ventesimo secolo sotto il regime fascista venne eseguito l’interramento e la costruzione delle banchine, denominate Molo Crispi, ad est degli Archi della Marina che vennero attrezzate per l’attracco delle navi. Fino ad allora il mare lambiva le mura della città in prossimità della Porta Uzeda. Oggi ospita anche la Vecchia Dogana, che sorge in un imponente stabilimento storico di fine ‘800 con all’interno la più grande officina di sapori ai piedi dell’Etna. Una fabbrica di eventi specializzata nel food&beverage, nata dalla scommessa di un consorzio di privati che ha deciso di puntare sull’eccellenza enogastronomica. Per raggiungere il porto facilmente potrete prendere la stazione “Borgo” della Metropolitana di Catania, a pochi passi dal nostro hotel, e scendere alla fermata “Porto”

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Pescheria

La visita alla “piscaria” ovvero il mercato del pesce è un’esperienza che non può mancare durante una visita a Catania se volete comprendere appieno l’identità catanese e siciliana. Il quadro pittoresco composto dai rumori, i profumi e le grida dei commercianti vi faranno vivere appieno un mondo a forti tinte folkloristiche d’altri tempi. Il mercato è aperto tutte le mattine dal lunedì al venerdì e si raggiunge facilmente attraverso un varco presso la Fontana dell’Amenano, detta “l’acqua o linzolu” a sud-ovest della Piazza del Duomo.

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Piazza Stesicoro


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La più grande piazza di Via Etnea, dopo quella del Duomo, è una delle più frequentate sia per la sua centralità che per l’adiacenza al mercato storico cittadino attivo tutti i giorni. Una piazza dove si fondono architettura romana antica e barocco infatti, proprio a Piazza Stesicoro, si trovano i resti dell’anfiteatro romano risalente al II o III secolo d.C. dalla quale entrare e visitare la città antica. Alle spalle dell’anfiteatro la facciata della Chiesa dei Cappuccini, di fronte il monumento a Vincenzo Bellini, compositore catanese tra i più celebri dell’Ottocento, il tutto delimitato a nord da Palazzo Tezzano e dal Palazzo del Toscano, ad ovest il palazzo della Borsa e la Chiesa di Sant’Agata alla Fornace e Palazzo Beneventano a Est.

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Via Etnea


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La via Etnea è la strada principale di Catania, tutta interamente ricoperta di basole di roccia lavica, i cui palazzi e le chiese sono rigorosamente simbolo del barocco siciliano.

Parte proprio da Piazza Duomo per arrivare fino alla circonvallazione; durante la vostra passeggiata sarete sempre sormontati dalla maestosa Etna, uno spettacolo della natura.

Qui troverete palazzi e chiese da visitare, le rovine della Catania Antica, accessibile dall’anfiteatro di Piazza Stesicoro, la Villa Bellini ma non solo: via Etna è, insieme al Corso Italia, anche il fulcro dello shopping catanese.

La via Etnea è generalmente chiusa al transito dei mezzi, eccetto gli autobus e le vetture di servizio quindi è consigliabile abbandonare l’automobile in uno dei tanti parcheggi e proseguire la propria gita a piedi.

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Villa Bellini


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Villa Bellini è il principale giardino pubblico della città. Occupa una superficie di 70.942 mq e deriva, attraverso vari processi di ampliamento e riadattamento, da un antico giardino settecentesco, del quale oggi restano poche tracce.

Il patrimonio botanico di Villa Bellini consiste, tra alberi e arbusti, in 106 specie di piante prevalentemente di origine esotica. Diversi sono gli esemplari ultracentenari che, per la loro maestosità, rendono pregevole il giardino.
Villa Bellini si presenta come un giardino formale e in parte bisimmetrico.

La flora, per lo più di tipo subtropicale, è costituita da elementi che, tranne poche eccezioni, hanno ampia diffusione nel paesaggio verde cittadino.

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Parco Gioieni


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Il Parco Gioeni è il più grande di Catania ed è ubicato a nord della circonvallazione alla fine di Via Etnea.

Dal 1931 anno in cui per la prima volta si parlò della costruzione di un parco nella zona del Tondo Gioeni, fu solo nel 1972 che si arrivò finalmente all’approvazione del progetto e quindi all’inizio dei lavori.

Il parco ha una superficie di circa 7,5 ettari ed è realizzato su un terreno di natura vulcanica, ha una vegetazione del tipo mediterraneo con essenze autoctone come l’ulivo, la buganvillea, l’oleandro, l’agave e il fico d’india.

I vialetti e i manufatti sono realizzati in pietra lavica dell’Etna. I resti di un acquedotto romano attraversano il parco, creando una passeggiata archeologica.

“In primavera le abbondanti fioriture arricchiscono questo parco di un apoteosi di colori”.

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Orto botanico


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L’orto Botanico di Catania risalente al 1858, si estende su una superficie di circa 16.000 mq. e riveste importanza come sede di alcune peculiari collezioni, quali le ‘succulente’, le ‘palme’ e le ‘piante spontanee siciliane’.

ORARI:

Lunedì – Venerdì: 9.00 – 18.30

Sabato: 9.00 – 12.30

INGRESSO A PAGAMENTO

Biglietto: € 3, Ridotto € 3 per studenti universitari, over 65, Minori di 18 anni, possessori della CataniaPass e dell’app Mycatania

Gratuito:per studenti dell’Università degli Studi di Catania, studenti di botanica, disabili, minori di 12 anni (accompagnati da un adulto), accompagnatori scolaresche (max 2 per 25 alunni), possessori MonasteroCard

VISITE GUIDATE su prenotazione

6€ intero

4€ ridotto per i possessori della Monastero Card, della CataniaPasse e per gruppi superiori alle 20 persone (per persona)

2€ ridotto studenti, ragazzi dai 13 ai 18 anni

Info e prenotazioni: Officine culturali

Telefono 095.7102767 – info@officineculturali.net

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Monastero dei Benedettini

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Oggi sede del DiSUM dell’Università degli Studi di Catania, il Monastero è un luogo unico che racconta le vicende umane e storiche della città dell’Etna dall’antichità fino ai giorni nostri. Gioiello del tardo barocco siciliano e complesso benedettino tra i più grandi d’Europa. L’edificio monastico, che nasce nel ‘500 e si sviluppa fino ai giorni nostri, è un esempio di integrazione architettonica tra le epoche: contraddistinto da molteplici trasformazioni oggi è patrimonio mondiale dell’Unesco. Custodisce al suo interno una domus romana, i chiostri e uno splendido giardino pensile.

Il XVII secolo catanese è legato alla terribile colata lavica del 1669 e dal catastrofico terremoto del 1693. L’8 marzo del 1669, dopo ripetute scosse sismiche e assordanti boati provenienti dalla Montagna – l’Etna, si aprono due profonde fenditure da cui esce lava. Si alzano colonne di fumo, in seguito alle esplosioni vengono scagliati materiali piroclastici: l’Etna è in eruzione, il vulcano dimostra tutta la sua potenza. La colata raggiunge la cinta muraria della città intorno la fine di aprile, giungendo fino alle mura del monastero cinquecentesco. La città era stata difesa strenuamente utilizzando muri per deviare il fiume di fuoco che l’assediava. Il monastero si salva, ma non la chiesa ad esso annessa: viene sconquassata dall’arrivo della colata. Cambia fortemente l’aspetto dei terreni limitrofi al Monastero dei Benedettini. La sciara è alta 12 mt circa e ha divorato le coltivazioni lasciando dietro di sé un paesaggio lunare.

Nel 1687, ben 18 anni dopo l’eruzione, incomincia la ricostruzione della chiesa annessa, plausibilmente su disegno dell’architetto romano Contini. Il Monastero del cinquecento era costituito da un piano interrato, destinato a cantina e deposito delle derrate alimentari e a cucina; e due piani destinati ad accogliere le celle dei monaci, il capitolo, il refettorio, la biblioteca e il parlatorio oltre che il chiostro dei Marmi. Nella notte tra 10 e 11 gennaio del 1693 Catania trema. Il terremoto del 1693 viene considerato uno dei cataclismi naturali più devastanti per la Sicilia orientale: il Val di Noto viene raso al suolo. Secondo gli esperti le scosse raggiunsero magnitudo 7,7 della scala Richter. All’indomani del terremoto la città è distrutta e gran parte dei catanesi è sepolta sotto le macerie. Del Monastero cinquecentesco resta integro il piano interrato e parte del primo piano.
Del chiostro restano erette 14 colonne le altre cadono giù e si spezzano. A partire dal 1702, sono trascorsi ben 9 anni dall’evento catastrofico, inizia la ricostruzione e il Monastero viene ripopolato da monaci provenienti da altri cenobi. Ingrandito rispetto alle pianta primigenia: al Chiostro dei Marmi o di Ponente ricostituito e rinnovato da elementi tardobarocchi, si aggiunge il Chiostro di Levante, con il giardino e il Caffeaos in stile eclettico, e la zona nord con gli spazi destinati alla vita diurna e collettiva dei monaci: la biblioteca, le cucine, l’ala del noviziato, i refettori, il coro di notte. Si sfrutta il banco lavico per realizzare i due giardini pensili, l’Orto Botanico – la villa delle meraviglie – e il giardino dei Novizi.
La chiesa di San Nicolò l’Arena, annessa al nuovo plesso monastico, viene pensata come una piccola San Pietro siciliana, ma resta incompiuta nel prospetto principale. Ingrandito, decorato, rimaneggiato il Monastero diviene uno dei conventi più grandi d’Europa, secondo, tra quelli di ordine benedettino, solo a quello di Mafra in Portogallo. Al cantiere benedettino partecipano i grandi architetti siciliani: Ittar, Battaglia, Battaglia Santangelo, Palazzotto.
Le maestranze vengono chiamate da tutte le provincie: Palermo, Messina, Siracusa. Tra i più importanti architetti si annovera Giovan Battista Vaccarini, a cui si deve la realizzazione delle Cucine e del Refettorio grande, oltre che il progetto della Biblioteca (oggi Biblioteche Riunite Civica e Ursino Recupero).


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L’architetto palermitano aveva studiato a Roma venendo dunque a contatto con i grandi architetti quali Fontana, Michetti, De Sanctis. I suoi punti di riferimento e di ispirazione restarono Bernini e Borromeo che aveva studiato con passione e a cui sovente si rifaceva. Nel 1866 con l’emanazione e l’applicazione delle “leggi eversive”, il Monastero dei Benedettini diviene demanio regio. A partire dal 1868 vengono riadattati gli spazi adibiti ai cosiddetti usi “civili”. Si trattava prevalentemente di scuole, tra cui la più rinomata era l’Istituto Regio Carlo Gemmellaro, ma viene anche allocata la Caserma Militare (nell’ala sud e nel cortile) e l’Osservatorio Astrofisico con il laboratorio di meteorologia e geodinamica (Cucine e Ventre oggi Museo della Fabbrica).
Le nuove destinazioni d’uso sono origine di una serie di profonde, e alle volte irreversibili, modifiche che il Monastero subisce nonostante il suo riconoscimento, all’indomani dell’Unità d’Italia, come Monumento Nazionale. Vengono cancellati buona parte degli affreschi, divisi i corridoi, soppalcati i tetti, introdotte superfetazioni per fare spazio ad uffici, palestre, latrine. L’Orto Botanico di quasi 5 ettari viene lottizzato e destinato ad accogliere i padiglioni del nuovo ospedale dedicato al re d’Italia, Vittorio Emanuele. La Chiesa di San Nicolò che vive il suo ultimo momento di gloria con il Rettore Della Marra, incaricato personalmente dal cardinale Dusmet (ultimo abate del Monastero dei Benedettini di San Nicolò L’Arena), diviene bene di culto quindi in uso del Comune di Catania. La sacrestia, realizzata anch’essa dal Vaccarini, accoglierà il Sacrario dedicato ai caduti delle due guerre. Solo la bellissima biblioteca monastica viene risparmiata.
Alla raccolta libraria dei monaci, che include splendidi erbari, cinquecentine e bibbie miniate, si sommano le collezioni di altri ordini soppressi e di privati. Le Biblioteche Civiche Riunite Ursino Recupero oggi si compongono di tre principali ambienti: la sala lettura realizzata all’interno del museo dei benedettini, la circolare sala convegni, corrispondente al Refettorio Piccolo, e la sontuosa Sala Vaccarini, con le scaffalature lignee e gli affreschi alle pareti (in cui ancora oggi si trovano la collezione originaria del Monastero)
Destinato ai nuovi usi e alle esigenze dell’Italia Unita, il Monastero dei Benedettini viene quasi dimenticato, alla magnificenza benedettina, nell’immaginario cittadino, si sostituisce la sede delle scuole simbolo di un Italia che tenta di “fare gli italiani”. Solo nel 1977 nell’ambito di riqualifica del centro storico della città, il Comune di Catania dona il Monastero dei Benedettini all’Università degli Studi di Catania, che lo destina a sede della storica Facoltà di Lettere e Filosofia. Il progetto di recupero porta la firma dell’Archistar Giancarlo De Carlo, grazie al quale nel 2008 il Monastero viene riconosciuto dalla Regione Siciliana quale Opera di Architettura Contemporanea. «Un progetto – scrive De Carlo – che preferisce togliere piuttosto che aggiungere, ritoccare piuttosto che sostituire, stendere una rete tra le parti piuttosto che giungere a una ridefinizione dell’insieme per punti’+«».
Alla visione lungimirante dell’architetto, del Preside Giarrizzo e dell’Ufficio Tecnico d’Ateneo si deve oggi la restituzione del bene culturale alla comunità, che inoltre dal 2002 diviene Patrimonio dell’Umanità insieme ad altri siti seriali che l’Unesco identifica come rappresentativi del tardo barocco della Sicilia sudorientale. Il recupero e l’adattamento del Monastero a sede universitaria, durato trent’anni, ha riportato alla luce il palinsesto della città dall’età romana ai giorni nostri: un intero quartiere romano, disegnato dagli assi viari Cardum e Decumanus Maximus e dalla presenza di domus di età tardo ellenistica e di epoca imperiale. Gli scavi sono visibili nel cortile principale e sotto il plesso delle ex scuderie (oggi aule per la didattica).In particolare una domus con peristilio è custodita all’interno dell’attuale Emeroteca universitaria, integrata perfettamente alla fabbrica cinquecentesca e alle strutture sospese contemporanee che permettono l’accesso agli studenti.


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Piazza Duomo

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Piazza del Duomo di Catania è la principale piazza della città. In essa confluiscono tre strade, ovvero la via Etnea, la storica asse cittadina, la via Giuseppe Garibaldi e la via Vittorio Emanuele II che la attraversa da est ad ovest. Sul lato orientale della piazza sorge il Duomo, dedicato alla patrona della città festeggiata il 5 febbraio.

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LA FONTANA DELL’ELEFANTE


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Un’opera monumentale realizzata tra il 1735 e il 1737 dall’architetto Giovanni Battista Vaccarini, collocata al centro della Piazza del Duomo di Catania.
Il suo elemento principale è una statua di basalto nero che raffigura un elefante, chiamato comunemente “u Liotru” e considerato l’emblema della città siciliana.

Un’antica leggenda è riportata l’origine dell’elefante di Catania, che dal 1239 è il simbolo ufficiale della città questa leggenda racconta che quando Catania fu per la prima volta abitata, tutti gli animali feroci e pericolosi furono messi in fuga da un elefante, al quale i catanesi, in segno di ringraziamento, eressero una statua, da loro chiamata con il nome popolare di liotru, che è una correzione dialettale del nome di Elidoro, un dotto catanese dell’VIII secolo, che fu fatto bruciare vivo nel 778 dal vescovo di Catania san Leone II il Taumaturgo, perché Elidoro, non essendo riuscito a diventare vescovo della città, disturbava le funzioni sacre con varie magie, tra cui quella di far camminare l’elefante di pietra.

« E ‘nta lu chianu c’è principiata Di la gran Catedrali una funtana, Maistusa, ben fatta, ottangulata. La nobiltà e lu populu ccu gana Di tri sorti di sassi situati Irgeru stu gran fonti a la rumana. » (IT) « E nella piazza è stata iniziata davanti alla grande Cattedrale una fontana, maestosa, ben fatta, ottagonale. La nobiltà e il popolo con ardore dalla collocazione di tre tipi di rocce hanno eretto questa grande fonte alla romana » (Antonio Zacco, 1735)

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