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Festa di San Giuseppe a Gibellina

Festa di San Giuseppe a Gibellina a Gibellina

Grande è sempre stata la devozione e il culto per San Giuseppe presso la popolazione di Gibellina (TP). Ciò che ancora oggi caratterizza questa festa sono gli “Altari”, allestiti nelle case, da chi ha fatto voto al Santo, con l’aiuto di parenti ed amici, nonché il pranzo di giorno 19, che si svolge in forma di rappresentazione sacra.

Protagonisti di questo rituale sono “i santi”, tre fanciulli che allegoricamente rappresentano S. Giuseppe, la Madonna e Gesù Bambino, talvolta i personaggi sono cinque e comprendono, oltre ai membri della sacra famiglia, Sant’ Anna e San Gioacchino, genitori di Maria. “Li Santi” sono gli ospiti sacri del banchetto a cui in realtà è invitata tutta la gente del paese, infatti il pomeriggio del giorno 18, vigilia di San Giuseppe, uno strano via vai affolla le strade e gli usci di alcune case. Ogni anno si ripete questa tradizione, per far rivivere un passato che è storia viva, una tradizione che non si è mai abbandonata, neppure nei momenti più tristi della vita nelle baracche. E’ inoltre consuetudine che alcuni bambini recitino innanzi agli altari qualche orazione per rendere onore e omaggio al Santo e per ricevere in dono dalla padrona di casa una cucciddata.

Ultima modifica: 2015-11-21 11:47
Fonte / Autore: Pro Loco di Gibellina – Avanguardia Dinamica


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Festa di San Giuseppe a Scicli

Festa di San Giuseppe a Scicli a Scicli

Cavalcata di San Giuseppe 18 e 19 marzo 2017. A Scicli, la Festa di San Giuseppe viene celebrata con la storica Cavalcata, un appuntamento folcloristico in cui sono protagonisti i cavalli riccamente bardati con manti realizzati tessendo una miriade di fiori di violaciocca su trama di juta. Queste eleganti bardature sfileranno per le vie del centro urbano, accompagnati dai cavalieri nei tradizionali costumi da contadini.

La festa è una rievocazione della biblica Fuga in Egitto della Sacra Famiglia, narrata dagli Evangeli, si svolge ogni anno intorno al 19 marzo, nel quartiere che ospita la Chiesa di San Giuseppe. Innestata su un residuo di quei drammi sacri che si inscenavano nel Medio Evo per propiziare un buon raccolto, gradualmente è stata assimilatadal Cristianesimo per farne una festa religiosa in onore al Santo Patriarca.

Ricca di suggestioni è la lunga e laboriosa preparazione delle straordinarie bardature dei cavalli; nei dammusi (ambienti a pianterreno delle abitazioni), un gran numero di persone, su una orditura di rami di palme, (oggi largamente sostituiti dalla teladi juta e spugna), intesse migliaia di violaciocche (u bàlucu),componendo magnifici “quadretti” raffiguranti la Sacra Famiglia e svariati simboli sacri.

I cavalli così bardati, montati da cavalieri vestiti con i caratteristici costumi della tradizione contadina, sfilano prima davanti la chiesa di San Giuseppe e poi in piazza Italia per essere ammirati dalla gente e giudicati da una commissione che premierà i migliori. Il frastuono dei campanacci legati ai cavalli e le urla dei devoti – PATRIA’ – PATRIA’ -PATRIARCA! – fanno da colonna sonora alla sfilate dei manti.

Dopo la premiazione, il coloratissimo corteo, con la Sacra Famiglia in testa, attraversa le vie della città dove, in vari punti e quartieri, vengono accesi i pagghiara, falò attorno ai quali si raccoglie la gente del vicinato in attesa del passaggio della Sacra Famiglia. Attorno al fuoco si cene a si beve insieme.

Ad accrescere la suggestione della caratteristica sfilata poi, i ciaccari: fasci di ampelodesmo che i cavalieri e la gente del popolo tengono in mano, accesi, per far luce alla Santa Famiglia.

Oltre al fatto religioso, aggiunge colore al folclore la competizione trai gruppi dei bardatori i partecipanti, che nella gara mettono in campo il massimo impegno nel realizzare manufatti di altissimo pregio artistico e artigianale. Le migliori bardature vengono quindi premiate dal comitato che organizza la festa. Caratteristico anche l’abbigliamento dei cavalieri: un paio di pantaloni di velluto, con il taglio alla carrettiera, e un gilet abbinato, di colore scuro, una camicia bianca con le maniche rimboccate, una cintura molto larga, lavorata a mano, di vari colori, dalla quale penzola, sul fianco destro, un grande fazzoletto rosso, una burritta col giummo in testa e una pipa di creta o di canna. Quattro ciaccari, due davanti e due dietro il cavaliere, a forma di croce, illuminano il percorso dei cavalli. La tradizione della cavalcata si perpetua, immutata, da secoli.

La domenica mattina le bardature senza cavalli vengono esposte davanti la chiesa di San Giuseppe. Nel pomeriggio si tiene la processione della statua di San Giuseppe seguti da centinaia di cavalli e cavalieri. La sera, infine, la festa si chiude con la Cena, la tradizionale asta di beneficenza che si svolge sul sagrato della Chiesa di San Giuseppe.

Durante la manifestazione si tiene anche la Sagra di San Giuseppe con degustazione di prodotti tipici sciclitani u cucciddatu e il fagiolo Cosaruciaru.
 

Foto di Salvato Pluchino

Ultima modifica: 2017-03-11 21:20
Fonte / Autore: Comune di Scicli


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Festa di San Giuseppe a Ramacca

Festa di San Giuseppe a Ramacca a Ramacca
Il 18 e 19 marzo la città siciliana di Ramacca (CT) festeggia San Giuseppe con grandi tavole imbandite per le grazie ricevute. La devozione a San Giuseppe ha radici antichissime, infatti, fin dalla fondazione della città, in ramacchesi hanno voluto rifugiarsi sotto il suo manto protettore, facendolo Patrono. I festeggiamenti in onore del Santo sono articolati in due momenti differenti: il 19 marzo e la seconda domenica di settembre.

Gli altari, sono grandi “Tavolate” imbandite dai devoti per una grazie ricevuta, sulle quali vengono sistemate ad arte, pietanze di tutti i tipi, tra le quali non possono mancare, le frittate, i biscotti , i dolci e le tradizionali forme di pane di Ramacca. La tavolata viene divisa in due parti uguali, di cui una viene consumata il giorno stesso da “i tri pirsuni”, rappresentanti la Sacra Famiglia di Nazareth, e l’altra dagli amici e parenti del devoto.

Questa rappresenta un’occasione per aiutare le famiglie disagiate della nostre città, “i tri pirsuni” infatti vengono scelti tra le famiglie più povere della nostra comunità, questi, devono assaggiare ognuna delle innumerevoli portate (con i partecipanti che inneggiano a gran voce al Santo e alla Sacra Famiglia), e che alla fine del pasto avranno in dono metà dei cibi disposti a tavola.

Il resto va alla famiglia che ha allestito l’altare e a parenti ed amici invitati per l’occasione o che hanno partecipato alla preparazione delle vivande il pane sacro di varie forme (a cuddura, a forma di anello, il cuore simboleggiante la Sacra Famiglia, la palma dedicata alla Madonna, bastone fiorito di S. Giuseppe) occupa un posto importante negli altari. E’ questa una delle tradizioni più belle e sentite nel paese, che unisce ritualità e simbologia secolare, solidarietà comunitaria, ospitalità.

La sera del 18 marzo è tradizione visitare gli altari di S. Giuseppe in tutte le case che per l’occasione sono aperte fino a tarda ora ad accogliere tutti i visitatori. Il 19 marzo un grande altare viene allestito nella piazza principale con le offerte e i contributi dei privati cittadini, e a tutti i presenti viene offerta la tipica pasta co’ maccu (pasta con lenticchie e purea di fave).

Tre poverelli rappresentanti San Giuseppe, la Madonna e il bambino Gesù sono invitati a consumare il pranzo rituale, e nel pomeriggio tutte le offerte in natura vengono messe al pubblico incanto; si ripete così una tradizione fatta di linguaggi, gestualità e furbizia contadina. Il ricavato dell’asta viene donato alle famiglie bisognose. Poiché offrire l’altare tradizionale è molto costoso, esso può essere sostituito dall’offerta di pane rituale, o dall’usanza de virgineddi cioé nell’invitare ad un pranzo a base di pasta co maccu, frittate e polpettine di verdura di campagna, un gruppo di bambini, sempre in numero dispari; alla fine del pranzo questi ricevono in dono una forma di pane sacro, una bella arancia, un finocchio dolce, una lattuga fresca.

La seconda domenica di  settembre si svolge una seconda Festa dedicata a San Giuseppe, con la rituale processione, gli spettacoli pirotecnici, mostre fotografiche, etnografiche e concerti musicali.

Per maggiori informazioni:

Ultima modifica: 2017-03-15 11:20


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Luoghi

Piazza Duomo

B&B Piazza Duomo Catania

Piazza del Duomo di Catania è la principale piazza della città. In essa confluiscono tre strade, ovvero la via Etnea, la storica asse cittadina, la via Giuseppe Garibaldi e la via Vittorio Emanuele II che la attraversa da est ad ovest. Sul lato orientale della piazza sorge il Duomo, dedicato alla patrona della città festeggiata il 5 febbraio.

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LA FONTANA DELL’ELEFANTE


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Un’opera monumentale realizzata tra il 1735 e il 1737 dall’architetto Giovanni Battista Vaccarini, collocata al centro della Piazza del Duomo di Catania.
Il suo elemento principale è una statua di basalto nero che raffigura un elefante, chiamato comunemente “u Liotru” e considerato l’emblema della città siciliana.

Un’antica leggenda è riportata l’origine dell’elefante di Catania, che dal 1239 è il simbolo ufficiale della città questa leggenda racconta che quando Catania fu per la prima volta abitata, tutti gli animali feroci e pericolosi furono messi in fuga da un elefante, al quale i catanesi, in segno di ringraziamento, eressero una statua, da loro chiamata con il nome popolare di liotru, che è una correzione dialettale del nome di Elidoro, un dotto catanese dell’VIII secolo, che fu fatto bruciare vivo nel 778 dal vescovo di Catania san Leone II il Taumaturgo, perché Elidoro, non essendo riuscito a diventare vescovo della città, disturbava le funzioni sacre con varie magie, tra cui quella di far camminare l’elefante di pietra.

« E ‘nta lu chianu c’è principiata Di la gran Catedrali una funtana, Maistusa, ben fatta, ottangulata. La nobiltà e lu populu ccu gana Di tri sorti di sassi situati Irgeru stu gran fonti a la rumana. » (IT) « E nella piazza è stata iniziata davanti alla grande Cattedrale una fontana, maestosa, ben fatta, ottagonale. La nobiltà e il popolo con ardore dalla collocazione di tre tipi di rocce hanno eretto questa grande fonte alla romana » (Antonio Zacco, 1735)

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Festa di San Giuseppe a Poggioreale

Festa di San Giuseppe a Poggioreale a Poggioreale

E’ dal XVIII secolo che a Poggioreale (TP), ed in altri centri del Belice, si celebrano i festeggiamenti in onore di San Giuseppe. Per l’occasione nei giorni 18 e 19 marzo l’intera popolazione si mobilita per testimoniare la profonda devozione verso il Santo. Gli “Squartucciati” vengono da moltissimi anni realizzati per adornare e abbellire gli “Artari di San Giuseppe“. Sono delle foglie di pasta ripiene di fichi triturati. Ben lavorati a mano gli squartucciati assumono diverse forme, tutte legate a simboli della religiosità.

Come da tradizione, ogni anno il clou dei festeggiamenti è dato dall’allestimento degli “Artari” di San Giuseppe. Gli Artari vengono realizzati in segno di devozione verso il Santo. In segno di ringraziamento per una Grazia ricevuta. Annualmente questi Artari diventano meta di visitatori turisti provenienti da diversi centri delle province di Trapani, Palermo ed Agrigento.

Solitamente questi “Artari” (allestiti all’interno delle abitazioni) vengono addossati ad una parete. Si sviluppano attraverso tre, quattro, cinque gradini. Sui gradini vengono accuratamente appoggiati grossi pani rotondi denominati Cucciddata. Ogni pane pesa otto-dieci chili. Secondo la tradizione il numero dei pani non può essere inferiore a tre, in omaggio al numero dei componenti della Sacra Famiglia.

Ai piedi dell’Artaru viene posta una grande tavola piana che a sua volta viene tutta riempita di gustosissimi dolci di varie forme, di ogni tipo e genere. Tra questi non devono, comunque, mancare li Pignulati, li Cannoli, li Sfinci, li Cassateddi.

In un angolo dell’Artaru viene collocato il tavolo che sarà teatro del momento più solenne e suggestivo: La consumazione del pranzo di San Giuseppe a mezzoggiorno del 19 marzo. A consumare il pranzo, per tradizione, vengono invitati tre cittadini, scelti tra i più bisognosi.

Particolarmente toccante il momento in cui il Capo Famiglia, che ha allestito l’Artaru di S. Giuseppe, fa lavare le mani agli invitati e con il vino, vi imprime il segno della croce e le bacia. Caratteristica esclusiva di Poggioreale è che gli Artari vengono adornati con gli Squartucciatifoglie di pasta intagliate ripiene. Tra due fogli di pasta sottile viene messo un ripieno di fichi secchi ben tritati, la parte superiore viene poi “squartucciata”, cioè intagliata con dei temperini finissimi che fanno risaltare dei disegni di fiori, gigli, margherite, gelsomini rose, insomma un vero ricamo.

A lavorarli artisticamente sono gruppi di donne, con il Tocco delle loro mani e con l’ausilio di affilatissimi coltellini, le sfoglie di pasta finiscono con l’assumere diverse forme. In pratica tanti simboli, legati alla tradizione sacra e popolare, come: il Cuore, la Spera, la Croce, la Palma, il Pavone, il Bastone di S. Giuseppe, il Giglio, il Pesce. Una autentica opera d’arte , unica nel suo genere. Nel tempo questa tradizione si è tramandata.

E da alcuni anni, per realizzare gli squartucciati si mobilitano anche gli alunni della locale scuola media. Un gruppo di giovani studenti frequentano un annuale corso della durata di tre mesi organizzato dalla locale Associazione Turistica Pro Loco Elimo in collaborazione con la scuola e con il patrocinio del Comune. A fine corso gli squartucciati realizzati vengono esposti in mostra nei giorni dei festeggiamenti. 

Pre maggiori informazioni:

Ultima modifica: 2017-03-02 13:36


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Festa di San Giuseppe a Leonforte

Festa di San Giuseppe a Leonforte a Leonforte

L’Artara di San Giuseppe a Leonforte è una tradizione lunga 400 anni. Le Tavolate sparse in tutto il territorio comunale vengono invase da tanti viaggiatori che giungono nella città della Granfonte per una delle feste più sentite dalla comunità.

Numerosi gli altari che a partire dal pomeriggio del 18 marzo vengono visitati da tantissime persone che giungeranno a Leonforte per trascorrere una serata all’insegna della devozione ma anche per gustare vini, cardi, sfingi, finocchi, “pupidduzzi” (il noto pane benedetto) ed altri prodotti tipici offerti e distribuiti gratuitamente dagli organizzatori. 

Per tutta la notte fino alle prime luci dell’alba, una moltitudine di gruppi festosi si riversa per le antiche strade di Leonforte impegnata a girari l’Artara. Un lungo peregrinare alla ricerca degli altari segnalati, un tempo con una semplice scatola di scarpe foderata e illuminata su cui si leggega W S.G. (Viva San Giuseppe), oggi magari sostituita da una stella punteggiata di numerose luci.

Gli altari o tavolate sono realizzate da chi ha “fatto voto” e consistono in una grande tavola imbandita oltre che di pane lavorato in particolarissime foggie (le “cuddure”) anche dei più disparati alimenti, primizie, bevande, dolciumi. Il pane è sicuramente l’elemento fondamentale dell’altare, ed agli inizi doveva di certo rappresentare la ragion d’essere dell’altare stesso per il significato atavico che vi si attribuiva di “Grazia di Dio”.

Questi enormi pani che troneggiano sulle tavolate, vengono confezionati con squisita arte dalle massaie del vicinato e rappresentano vere e proprie sculture riproducenti santi o istoriati con fregi e motivi vegetali. La preparazione dell’altare, appunto, richiede l’apporto e lo sforzo dell’intero vicinato (S. Giuseppi voli traficu: S. Giuseppe esige un estenuante lavoro) oltre che per la lavorazione del pane, anche per la preparazione delle varie frittate di cardi e finocchi, di sfingi, fave, ceci bolliti, non tutta roba che andrà a finire sull’altare, bensì distribuita alle centinaia di visitatori durante la lunga veglia del 18 marzo. L’altare viene concluso dal “cielo”, ovvero da un drappeggio di veli da sposa disposti ad arte come un baldacchino, e da una immagine del Santo posta, tra i veli, proprio di fronte.

La lunga notte della girata dill’Artari
Quando Leonforte è letteralmente invasa da una moltitudine di visitatori provenienti da ogni parte della Sicilia. Per ogni parte si avverte il tramestio di persone e di gruppi che si incontrano, si aggregano, si separano. Si assiste ad una coloratissima, variegata umanità che, magari accalcandosi per guadagnare l’accesso ad anguste casette del centro storico, raggiunge faticosamente la stanzetta dove è allestito l’altare.

Lì ci si vedrà coinvolti nella particolarissima coreografia che accoglie i visitatori. I padroni di casa ed i vicini che hanno lavorato saranno in parte sobriamente seduti lungo il muro a fare da cornice all’altare, assiepati nel breve spazio che resta nella stanza; altri si noteranno affaccendati a distribuire pietanze tipiche.

Si potrà anche assistere alla recita delle raziuneddi: preghiere dialettali che narrano la vita di Gesù, di solito dette da intraprendenti ragazzini che così si guadagneranno i pupiddi da portare al collo tenuti insieme da uno spago fatto passare attraverso il foro centrale del pane, fregiandosi di questa insolita collana col medesimo orgoglio con cui un Generale sfoggia le sue mostrine. 

A mezzogiorno del giorno 19, si giunge alla cerimonia conclusiva con la partecipazione dei santi ai quali verrà distribuito quanto imbandito sull’altare. Questi, all’inizio della tradizione, erano reclutati tra le famiglie più indigenti, quando la povertà endemica molto diffusa dava luogo a situazioni desolate di vera fame. Ciò consentiva, ai poveri di ricevere quanto permettesse loro di che sostentarsi per qualche settimana; e all’artefice dell’altare di assolvere al voto fatto. Ad ogni santo, con precisi rituali, viene distribuito un corredo di vivande consistente in un porzione o piatto di ogni cosa, non prima però che il padrone di casa, con un rito che vagamente ricorda quello dell’ultima cena, abbia provveduto loro alla lavanda ed al bacio dei piedi.

Ultima modifica: 2017-03-02 13:30


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Modica Flower Show

Modica Flower Show a Modica

Dal 17 al 19 marzo 2017 Modica Flower Show, la mostra-mercato di piante rare e inconsuete sboccia in Sicilia per promuovere e dare visibilità a uno dei distretti florovivaistici più importanti a livello nazionale.

I colori e profumi della primavera riempiranno il Centro Storico della città, che diventerà durante i giorni della kermesse un vero e proprio giardino botanico pronto a stupire sia i visitatori più esperti sia i nuovi appassionati. Sarà possibile infatti incontrare 60 espositori tra i migliori del panorama florovivaistico italiano con le loro collezioni di alberi da frutto di ogni varietà da quelli del benessere fino a quelli in specie antiche e ritrovate, di frutti minori, ma anche vaste collezioni di piante aromatiche da tutto il mondo. Non mancheranno in manifestazione inoltre le piante acquatiche, i gelsomini, le perenni, le rose antiche, pelargoni, le cactacee e le carnivore. Da non dimenticare naturalmente i bulbi in collezione, le ortensie ma anche orchidee, agrumi e tillandsie. Ma non è finita qui, a fare da contorno a tutte queste rarità botaniche ci sarà una sezione dedicata all’artigianato di alta qualità, eccellenze enogastronomiche e prodotti per il benessere, tutto indissolubilmente legato al mondo della natura e del vivere outdoor.

In programma per il pubblico tanti eventi collaterali che arricchiranno la manifestazione: tanti corsi di giardinaggio base e mini-conferenze sulla storia, l’uso e la cura delle piante tenuti sempre dagli stessi espositori, per il pubblico più esperto invece laboratori specializzati e avanzati di coltivazione dove poter apprendere i “trucchi del mestiere” e tecniche più particolari.

Senza dimenticare ovviamente i “piccoli amici” della manifestazione per i quali ci saranno moltissime attività tutti i giorni senza interruzione, per avvicinarli all’ecologia e al rispetto dell’ambiente, grazie a divertenti laboratori didattici e attività pratiche a loro misura. Ogni attività collaterale è aperta a tutti, previa iscrizione online al sito www.modicaflowershow.com

Una nuova manifestazione da non perdere per conoscere e ammirare rare meraviglie e approfondire le proprie conoscenze sul giardinaggio, ma anche semplicemente per vivere una giornata “total green” in pieno relax in una delle città più belle della Sicilia, patrimonio UNESCO dal 2002.

Ulteriori informazioni sul sito www.modicaflowershow.com

Ultima modifica: 2017-01-13 12:00
Fonte / Autore: Modica Flower Show


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Festa di San Giuseppe a Porto Empedocle

Festa di San Giuseppe a Porto Empedocle a Porto Empedocle

A Porto Empedocle (AG) i festeggiamenti in onore di San Giuseppe si svolgono annualmente dal 17 al 19 marzo. Nei giorni precedenti la processione varie attività sportive di intrattenimento e soprattutto si dà un occhio di riguardo in più ai poveri facendo una serata di fraternità.

Per scrivere una storia a tema, bisogna aver prima fatto delle ricerche e aver ascoltato le testimonianze di chi ne sa raccontare. Per fortuna queste incombenze mi sono state evitate per il semplice fatto che la storia che mi sto accingendo a scrivere è giovanissima, quasi come la storia della nostra Parrocchia, e io sono stato uno dei primi a vivere questa esperienza, di cui a un certo punto bisognava pur iniziare a tracciarne qualche cenno storico. Sto parlando della fondazione della Festa in onore del Patriarca San Giuseppe e del suo Comitato.

Iniziamo ad andare indietro con la memoria: dopo qualche mese che Don Giuseppe Gelo era arrivato nella Parrocchia S. Giuseppe Lavoratore, come ogni buon parroco cercava di capire cosa avesse bisogno quel gran numero di fedeli che cercava di collaborare con lavoro ed entusiasmo alle varie iniziative proposte; così, quando alcuni parrocchiani proposero una festa da potersi svolgere alla data del 19 marzo, festa appunto di S. Giuseppe, partirono le idee. Don Giuseppe avendo in cuore di poter far sviluppare il culto di S. Giuseppe poco praticato fino ad allora, con la buona volontà di pochi, pensò di nominare altri volontari costituendo un Comitato nella propria Parrocchia del quale egli stesso sarebbe stato poi il Presidente.

In breve tempo si formò il Direttivo, del quale il parroco nominò i collaboratori. Successivamente in una riunione aperta a tutti i parrocchiani, si delineò per sommi capi l´intenzione di iniziare già dal successivo 19 marzo 2009; in tanti chiesero subito di essere iscritti e far parte del nascente Comitato per i festeggiamenti a San Giuseppe. Non avevamo nulla, solo buona volontà abbinata ad un grande entusiasmo. Si fecero stampare in tempo record delle “santine” con l´effige di un giovane e biondo S. Giuseppe che teneva in braccio Gesù bambino; e così dopo aver formato dei gruppi di raccolta si iniziò ad andare per tutti i quartieri, casa per casa a raccogliere le offerte ed annunciare la festa di San Giuseppe (con relativa distribuzione della minestra), che a Porto Empedocle da tanti anni ormai non si faceva più.

Con il Responsabile Sergio Sessa, si chiese l´aiuto e la partecipazione di tutti. L´amministrazione comunale con il sindaco Firetto diede un grosso contributo alla riuscita della festa, confidando di poter iniziare a cambiare quella immagine poco edificante di un quartiere “a rischio”. Anche le altre parrocchie si misero a disposizione, una prestò la “vara“, un’altra le luci per il Santo e l´Arciprete Don Angelo Brancato concesse l´utilizzo del delicato simulacro di San Giuseppe che da tempo immemorabile non usciva dalla Chiesa Madre. Il lavoro incessante di tutti i componenti del comitato e del suo direttivo fece si che alla fine riuscì una festa indimenticabile, la prima festa di San Giuseppe, alla quale parteciparono tantissimi fedeli di Porto Empedocle. Facendo il bilancio (anche economico) alla fine della festa con una partecipata verifica, la proposta principale che venne fuori fu quella di poter avere un simulacro del Santo di proprietà della parrocchia, e siccome in cassa c´era un po´ di disponibilità economica, si pensò di usare la cifra per dare un acconto nell´acquisto del simulacro e iniziare una raccolta fra tutti i parrocchiani. Fu così allora che nel mese di dicembre il simulacro di San Giuseppe arrivò in parrocchia accolto da un nutrito numero di fedeli.

Successivamente la famiglia Giacalone devota al Santo, offrì la “Sfera” a S. Giuseppe. In tutti questi “passaggi” la felicità del comitato accompagnava la grande soddisfazione del parroco Don Giuseppe, che vedeva giorno dopo giorno accrescere il culto per il Santo prodigo di grazie e con le benedizioni del Simulacro, della “Sfera” e successivamente della “Vara” un´opera di grande manufatto realizzata e offerta dai fratelli Racinello, falegnami di Porto Empedocle con l’offerta delle ditte Salemi e Nuara per il materiale occorrente, vedeva crescere anche per merito suo l´interesse religioso di un quartiere ex dormitorio che la festa di San Giuseppe aveva fatto svegliare. Quella del 2010 fu quindi la prima festa della Parrocchia San Giuseppe Lavoratore con la processione del proprio simulacro del Santo, le luci, la “vara”, lo stendardo. Tutto quanto stava accrescendo il culto al Patriarca e i componenti del comitato per i festeggiamenti arrivati ad un numero di cinquantanove unità, continuavano a lavorare per sempre più migliorare, anche grazie
all´esperienza già acquisita.

Nel dicembre del 2010, avendo ricevuto precedentemente la grazia sperata, una famiglia regala il “Bastone” in argento al Santo; la posa e la benedizione avvennero alla presenza dei parrocchiani che avevano riempito la chiesa per la messa domenicale del cinque dicembre. Durante la celebrazione, il parroco investe con la consegna degli “Scapolari” di San Giuseppe i componenti del Direttivo del Comitato, atto ufficiale all’impegno continuo profuso nell’avvio e nel consolidarsi della tradizione della Festa di San Giuseppe. Per completare la figura del Simulacro di San Giuseppe, mancava ancora una cosa: la corona al Bambino Gesù che il Patriarca porta in braccio. I componenti del Direttivo si prodigarono con il parroco Don Giuseppe Gelo per realizzare l’opera a carico degli stessi, però ancora la famiglia Giacalone si fece promotrice dell’acquisto. Nella domenica del 27 marzo 2011, al termine della Santa Messa, mentre Marco Di Gloria con la sua tromba intona l´Inno alla gioia, i coniugi Giacalone con la corona splendente sotto le luci accese della chiesa e poggiata su di un cuscino rosso la consegnano al parroco, che attorniato dal Direttivo e dai componenti del Comitato salendo su di una scaletta, poggia sul capo di Gesù la corona fra gli applausi dei presenti.Portati a termine i festeggiamenti del terzo anno, il Presidente del comitato, Don Giuseppe Gelo, mette in atto quanto previsto dal regolamento dei comitati religiosi; fa sapere quindi, che occorre effettuare al più presto le votazioni per eleggere il nuovo Responsabile del comitato. Convocati così tutti gli iscritti, il 26 settembre 2011 dopo votazione a scrutinio segreto, viene eletto nuovo responsabile Antonino Sicurelli, già vice responsabile. Con alcune variazioni il 10 ottobre, in parrocchia si ufficializza il nuovo direttivo e il comitato per i festeggiamenti a San Giuseppe riprende i lavori per organizzare la festa del 2012. Arrivati a questo punto della storia, dobbiamo parlare del raggiungimento dei primi cinque anni delle festività a San Giuseppe. Il quinto anno lo ricorderemo perché dopo quattro anni la festa viene spostata al mese di maggio, sia per non trovarci più nel periodo di Quaresima che si vive nel mese di marzo, sia per quanto riguarda i problemi atmosferici a cui è soggetto il terzo mese dell’anno.

Quando però tutto era pronto, arriva dalla Curia una lettera dove veniva annullata l’autorizzazione concessa a svolgere la festa perché contrastante ad altre attività religiose cadenti nel mese di. E’ così che allora il nostro Parroco rivolgendosi nuovamente alla Curia chiede e ottiene una deroga per portare a compimento i festeggiamenti al Patriarca, vista già la programmazione avanzata. In questo periodo Gianni Gagliardo e Nino Sicurelli con la collaborazione di altre persone erano riusciti a realizzare un carrello, un’ottima opera da utilizzare per portare in processione il Simulacro del Santo senza gravare sul faticoso sacrificio dei portatori. Per la prima volta quindi giorno 12 maggio alle ore 19.00, il Simulacro si lascia alle spalle il cavalcavia sulla statale per raggiungere il piano Lanterna e risalire dalla via Garibaldi per raggiungere nuovamente la zona dei Grandi Lavori.

Ultima modifica: 2015-11-18 14:05
Fonte / Autore: Giuseppe Consiglio


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Festa di San Giuseppe a Marettimo

Festa di San Giuseppe a Marettimo a Marettimo

La Festa di San Giuseppe è una delle celebrazioni più sentite nella località di Marettimo (TP). Celebrazioni in onore del santo patrono hanno inizio con una novena e l’immagine del santo viene incorniciata presso gli “Altari” che le famiglie allestiscono nelle proprie case. Oltre all’immagine del santo e della sacra famiglia vengono esposti oggetti simbolici come tre arance, i “cucciddrati” (di pane), i “panuzzi”, ceri accesi, vasi colmi di barcu, la violacciocca sinuata che fiorisce a Marettimo in questo periodo.

L’atmosfera di festa è già viva il giorno della vigilia per l’alza bandiera con l’effigie di San Giuseppe e l’arrivo della banda musicale, che attraversa le vie del paese a raccogliere fondi per un particolare rito. La sera, infatti, tutta la popolazione assiste al rito della “Duminiara”. Si fanno ardere tre cumuli di fascine di legna composte da arbusti raccolti sull’isola e fatti essiccare per qualche giorno; i mazzi, legati con il liamo di disa (Ampelodesmos), sono di stinco (lentisco), alencio (erica), ruseddru (cisto) e rosmarino. I tre fuochi rappresentano la Sacra Famiglia; per tradizione, nel fuoco centrale si bruciavano le vecchie barche al grido di “Evviva u Patriarca di San Gnuseppe”, seguito da un corale “Vivaaa”.

 
Il 19 marzo giorno della festa ha inizio con il suono della banda musicale. Nella piazza principale del paese si allestisce un palco, addobbato con ramoscelli di murtiddra raccolti il giorno prima, il mirto che alla fine della cerimonia adornerà i campiuna delle barche. Dopo il rito religioso, celebrato solitamente dal vescovo della diocesi di Trapani, su una tavola imbandita si svolgerà il tradizionale pranzo detto Ammitata di Santi. I santi sono tre persone del paese che raffigureranno Maria, Gesù e Giuseppe, un tempo scelti fra i più bisognosi dell’isola o tra chi aveva fatto un voto a San Giuseppe. Ancora in alcune famiglie vi è l’usanza d’ammitare i santi organizzando un lauto banchetto nella propria casa, anche in periodi lontani dalla ricorrenza del 19 marzo. Prima però si è già svolto il rito dell’Alloggiate, sicuramente il momento più  commovente e più sentito dell’intera manifestazione, poiché rievoca la fuga in  Egitto della Sacra Famiglia in cerca di ospitalità.

I tre pellegrini si avviano a bussare simbolicamente il portone chiuso della chiesa accompagnati da un coro di donne che intonano la seguente nenia: “Alloggiate, alloggiate i tre poveri pellegrini. Alloggiate, alloggiate sono stanchi i meschini. Oh che pena, che dolore…”. Per due volte il portone della chiesa verrà sbattuto in faccia ai tre Santi con un secco: “Un c’è posto”. Finalmente al terzo tentativo, alla domanda “Cu è?”, alla risposta “Gesù, Maria e Giuseppe” le porte si spalancano. Le campane suonano a festa e la folla, che aveva ascoltato tutto in religioso silenzio, esulta al grido di “Evviva u Patriarca di San Gnuseppe”.

La musica della banda accompagnerà poi il rito del sacro pranzo, abbondante di pietanze e di

dolci offerti dalle famiglie, “a divuzione”. Ecco i dolci che alla fine del rito verranno distribuiti a tutti i presenti: pignolo a base di farina e miele; petra mennula, torrone duro di mandorle e zucchero; cubbàita di giuggiulena, torrone di sesamo; cassateddre di ricotta e tanti dolci tipici siciliani

Nel pomeriggio la statua del santo viene portata in processione e portata casa per casa. Il giorno successivo vengono organizzati giochi come “Pignateddi”, “iocu antinna”, tiro alla fune; e nel pomeriggio si svolge la processione di San Francesco di Paola “U Santu Patri” patrono di tutta la gente di mare che chiude i tre giorni di festa.

19 Marzo

Ore 10,00 – Santa Messa

Ore 11,00 – Tradizionale rito dell’ALLOGGIATE e Pranzo in Piazza offerto alla Sacra Famiglia

Ore 16,15 – Rito della consegna della chiave da parte del sindaco delle Egadi.

Processione delle Statue raffiguranti San Giuseppe e San Francesco di Paola “Santu Patri”.

Ultima modifica: 2015-11-18 14:12
Fonte / Autore: Associazione C.S.R.T. “Marettimo”


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