Settimana delle Culture a Palermo
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Settimana delle Culture a Palermo

Settimana delle Culture a Palermo a Palermo

Torna a Palermo dal 12 al 23 maggio 2017 la “Settimana delle Culture“. La manifestazione, che prevede tantissimi eventi, tra mostre, spettacoli, incontri culturali, visite guidate, è promossa dall’associazione ‘Settimana delle culture’, in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Palermo, la Regione Siciliana, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, la Provincia Regionale di Palermo, l’Università degli Studi di Palermo e numerosi altri partner pubblici e privati.

Ultima modifica: 2017-01-16 00:33


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Inverdurata di Pachino
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Inverdurata di Pachino

Inverdurata di Pachino a Pachino

Inverdurata di Pachino (SR) 12 / 15 maggio 2017. concoso a premi di mosaici vegetali che si tiene o, con cadenza annuale. Una miscela tra spettacolo, cultura, tradizioni e produzione locale con l’obiettivo di diventare anche una rassegna culturale agroalimentare ed enogastronomica per valorizzare il Val di NotoL’INVERDURATA, concorso di mosaici vegetali promosso dall’APAC, Associazione Pachinese AntiCrimine aderente alla Federazione nazionale FAI, si svolge nel mese di maggio. Pachino sarà teatro di una rassegna in cui l’arte e la produzione agroalimentare si fondono per creare un mix che fa gola. Si potranno ammirare mosaici di valore artistico, degustazioni raffinate di prodotti autentici del territorio.

La manifestazione che lega arte e agricoltura si svolge in una tre giorni di grande bellezza alla quale partecipa la Coldiretti di Siracusa. Pomodori, zucchine, sedano, cipolle, un paniere ricco e colorato che costituirà la base per il lavoro di chi si cimenterà in una delle più belle manifestazioni della Sicilia, unica nel suo genere.

Pachino è posto a 65 metri sul livello del mare, nella parte Sud Orientale della Provincia di Siracusa, a cavallo del Mare Mediterraneo e dell’Ionio, ha un clima dolcissimo dall’Autunno alla Primavera e un cielo sempre terso nel corso dell’intero anno. Le favolose spiagge del suo territorio (8 Km) quali Morghella, Concerie, Granelli, Ciappa, Scarpitta, Punto Rio. ecc., e ad un mare limpidissimo e pescoso, fanno di Pachino un centro turistico molto apprezzato con un flusso di forestieri e turisti che va di anno in anno sempre aumentando. Sicuramente il “Promontorium Pachyni” fu abitato sin dai primi momenti in cui l’HOMO SAPIENS fece la sua comparsa sulla terra, ma dato il gran lasso di tempo sono rimasti solamente pochi indizi. Nelle vicinanze si possono visitare torri medievali, antiche tonnare e vecchie masserie e molte sono le vestigia archeologiche presenti.

Ultima modifica: 2017-04-21 09:23


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La Scala Infiorata a Caltagirone
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La Scala Infiorata a Caltagirone

La Scala Infiorata a Caltagirone a Caltagirone

Caltagirone “La scala infiorata” dal 12 maggio al 6 giugno 2017, un omaggio alla Madonna di Conadomini, compatrona della Città di Caltagirone (CT). Migliaia di vasi con piante e fiori dalle diverse sfumature di colore, formano un unico grandioso disegno sui 142 gradini della scala di Santa Maria del Monte, ornati con maioliche. Uno spettacolo unico nel suo genere insieme alla famosa Scala Illuminata di luglio e agosto. La durata di un mese consente a turisti e visitatori di programmare la loro venuta per ammirare la grandiosità della Scala tra ceramiche, fiori e colori di primavera.

La Madonna di Conadomini è un‘immagine sacra della Vergine Maria, raffigurata in una tavola di buona scuola, forse anche bizantina. Portata a Caltagirone nel 1225 dalla nobile famiglia Campochiaro, esule da Lucca perché di parte Guelfa. Donata sul finire del XVI secolo alla Chiesa Madre dedicata all’Assunta, è raffigurata seduta, con in braccio il Bambino Gesù ed avvolta in un manto trapunto di stelle; veniva esposta, al posto del Cristo portacroce, al centro di un polittico detto “cona” (da cui la denominazione Cona Domini), tutte le volte che gravi calamità, siccità, pestilenze, carestie, affliggevano la comunità cittadina. 

La devozione diffusasi nel tempo tra il popolo spinse il Senato a proclamare, nel luglio del 1664, la Madonna di Conadomini compatrona principale della città, deliberazione che ne accrebbe vieppiù il culto, tant’è che la festa celebrata in suo onore alla fine di maggio coinvolge da secoli tutta la città ed in particolare il mondo agricolo, che per i benefici più volte ricevuti dalla sua implorata protezione le ha tributato l’appellativo di “Madonna del pane“. “Maggio a Maria” si legge su grandi striscioni stesi sui balconi che s’affacciano sui carruggi, le viuzze dell’antico abitato. Così ogni anno dal 1750. 

Molteplici le manifestazioni in suo onore durante i giorni di festa: Scala Santa Maria del Monte, realizzazione della “Scala infiorata“, il tradizionale corteo ‘A Rusedda e presso la Chiesa Ex Matrice, la “Festa di Conadomini”, celebrazioni in onore della Madonna di Condomini, titolare dell’antichissima chiesa di Santa Maria del Monte, posta in cima alla Scala, processione per le vie del Centro Storico con la partecipazione delle Autorità cittadine e del Corteo storico del Senato civico.  

‘A Rusedda, sfilata di carri, trattori e camion addobbati con la “rusedda, la pianta di cisto, raccolta nel bosco di Santo Pietro che una volta serviva agli “stovigliai” (ceramisti), per ardere i forni. Il colorato corteo viene preceduto da un vessillo (triunfu) con l’immagine sacra della Conadomini ed è caratterizzato dal suono delle “brogne” (grandi conchiglie), trasformate in strumenti a fiato. Altre manifestazioni legate alla devozione per Maria Santissima di Conadomini e agli eventi religiosi e folkloristici ad esse connesse sono gli altari allestiti in alcune vie.

La mattina del 24 maggio, nella Chiesa dell’ex Matrice, la Santa Messa con la partecipazione del clero diocesano e delle autorità cittadin.  In passato i fedeli erano soliti allestire, durante il periodo della festa, delle edicolette sacre, attaccando l’immagine della Madonna adornata di fiori ai muri delle case. Dopo il tramonto, la gente del quartiere usava riunirsi per cantare ai piedi della Vergine un singolare rosario in dialetto. In passato i fasci di “rusedda” erano venduti alle officine dei ceramisti ed il ricavato era devoluto alla chiesa. Ancora oggi, i contadini devoti indossano i tradizionali costumi variopinti e portano sui carri (allora sui muli), sfarzosamente addobbati, doni in natura alla chiesa dedicata alla Madonna, da secoli protettrice principale della città.

Ultima modifica: 2017-04-27 09:41


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Festa di San Filippo D'Agira ad Agira
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Festa di San Filippo D’Agira ad Agira

Festa di San Filippo D'Agira ad Agira a Agira

Il popolo agirino, in sintonia con l’autore di una vita di San Filippo, l’Arcivescovo di Alessandria, Atanasio, ama collocare il taumaturgo siriaco Filippo, rappresentante della chiesa di Gesù Cristo, nel I secolo, quando si ritiene sia giunto ad Agira. Esiste, però, un’altra agiografia del santo, ad opera del monaco Eusebio, che colloca la vita di Filippo nel V secolo, al tempo dell’imperatore Arcadio, anche se presenta, per il resto, elementi comuni a quella di Atanasio. Filippo nasce in Tracia da anziani genitori, che avevano perso tutti i figli a causa di una disgrazia, annunciato in sogno alla madre da Dio. Ordinato diacono a 21 anni, parte alla volta di Roma, ove, appena giunto, viene convocato dal Pontefice. Il Papa lo ordina sacerdote e lo invia in Sicilia con la missione di evangelizzare Agira. Raggiunta la città, insieme al suo compagno Eusebio, si sistema in un antro ove per tre giorni compie miracolose guarigioni. Sale, quindi, sulla sommità del monte ed impartisce una benedizione che fa precipitare tutti i diavoli che lì si erano rifugiati. Si prodiga poi per le persone bisognose, poveri, malati, emarginati. Presto si diffonde la sua fama di taumaturgo ed operatore di miracoli. La guarigione di una fanciulla indeminiata dà a Filippo nuovo prestigio e riconoscimenti e gli consente di indurre gli agirini a porre fine ai riti demoniaci. Innumerevoli sono i miracoli che compie il Santo: la resurrezione del fanciullo Giovanni; le guarigioni di Atanasio, di una donna partoriente, di una donna emorroissa, di Leonzio; la riparazione dei torti subiti dai dodici uomini di Agrigento e da uno dei tre uomini della Lidia; la nascita ed il miracolo di Filippo di Palermo. San Filippo muore a 63 anni dopo aver indicato a Belisario la forma della chiesa che a lui dovrà essere dedicata ed aver composto la commemorazione funebre da recitarsi in suo ricordo.

Il culto del santo, detto anche “San Fulippuzzu u niuru“, “San Fulippuzzu Trippuzzedda” o “San Fulippu u ranni“, sostituì da allora quello di Ercole: la sua figura fu incisa nello stemma cittadino al posto di quella del mitico eroe; il rito precristiano di offrire i ciuffi di capelli dei fanciulli ad Ercole, fu continuato in onore del santo. Nel XVI secolo, lo storico Tommaso Fazello visitò Agira e scrisse che in un solo giorno aveva assistito a centinaia di miracoli di San Filippo. In nome del santo, scrive Fazello, venivano cacciati i demoni dal corpo degli ammalati. Nel 1576, quando una terribile epidemia di peste colpì l’intera Sicilia, ad Agira si verificarono solo casi isolati e non mortali ed il merito fu dato al santo protettore. Il Santo fu seppellito nella grotta su cui a quel tempo sorgevano i resti di un tempio pagano, presso il quale Filippo si recava a celebrare i sacramenti. Nel 1599 furono trovati i resti di San Filippo nella cateva sotto la chiesa dell’Abbazia, esattamente nel luogo indicato dalla tradizione. Nel IV secolo, infatti, la chiesa era stata Monastero di San Filippo, sorto proprio sulla grotta indicata dal santo. Questi resti furono, in seguito, custoditi in una cassa d’argento detta appunto delle SS. Reliquie, costata 1500 scudi di Spagna. Nel 1643 alcuni forestieri tentarono di rubare le reliquie di San Filippo, ma, allorché il sagrestano, svegliato dai rumori, suonò a ripetizione le campane della chiesa, giunsero cinquemila cittadini armati. L’11 Gennaio del 1693, giorno in cui la Sicilia intera tremò a causa del peggiore dei terremoti, Agira subì soltanto il crollo del mastio del Castello; non vi furono vittime né danni gravi. In questa data, oltre a maggio ed agosto, viene ancora festeggiato San Filippo.

Festa di Maggio

Su questa festa hanno scritto il Fazello, il Brandi e il Rubilotta, che raccontano dei miracoli avvenuti durante le processioni. Anche il Pitrè nell’opra “Feste patronali in Sicilia” insiste sulla potenza taumaturgica di San Filippo.

In passato il fercolo, “a vara”, veniva portato in processione dai più devoti fedeli, tra i quali i “mastri”, che avevano il compito di indicare il percorso e di dare il ritmo alla processione, facendo uso dei “cianciana”, grossi anelli di ferro.

Oggi la festa ha un tono solenne, ma meno sfarzoso e pittoresco del passato, anche se il popolo continua a parteciparvi con grande intensità. Le celebrazioni liturgiche della vigilia non si svolgono più la mattina, ma la sera ed hanno il loro fulcro nella celebrazione eucaristica. Dopo la messa, si snoda la processione con l’urna contenente le reliquie del Santo, che giunge dinanzi alla chiesa di S. Antonio per ritornare subito nell’abbazia di S. Filippo. Il 12 maggio, nelle ore antimeridiane, vengono celebrate diverse messe a cui partecipano numerosi fedeli, alcuni dei quali sciolgono i voti al Santo. Nel pomeriggio si svolge la processione con il braccio di San Filippo“, che parte dalla chiesa del SS. Salvatore al calar del sole (a cuddata ‘o suli) e si conclude alla chiesa dell’Abbazia. Alla processione prendono parte il clero, le autorità cittadine, le rimanenti confraternite e la folla dei devoti, a piedi scalzi e recante grandi ceri votivi. Alla fine della processione i fedeli si riuniscono nell’abbazia di San Filippo, ove baciano la reliquia benedetta. La festa religiosa è sempre accompagnata da pittoreschi ed imponenti giochi pirotecnici.

11 Gennaio

In questo giorno il popolo di Agira ogni anno si raduna nell’abbazia di San Filippo per celebrare una solenne eucarestia come ringraziamento a Dio per la protezione accordata al paese per intercessione del Santo in due occasioni particolari. La prima è quella del terribile terremoto del 1693, che distrusse molta parte della Sicilia orientale e che registrò la più forte e distruttiva scossa tellurica proprio la sera dell’11 gennaio, ma che risparmiò Agira. Il ringraziamento si svolge con un triduo eucaristico, che si conclude con il canto del “Te Deum” ed il bacio alla reliquia. La seconda è quella della protezione ad una famiglia di Agira alla quale il Santo evitò la morte. Il ringraziamento degli agirini al Santo per questo particolare gesto taumaturgico si celebra a partire dal 1826.

Ultima modifica: 2014-01-07 18:43
Fonte / Autore: Comune di Agira


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Festa di San Filippo d'Agira a Limina
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Festa di San Filippo d’Agira a Limina

Festa di San Filippo d'Agira a Limina a Limina

Festa in onore di San Filippo d’Agira, 11 Maggio Limina (ME). La festa, non ha origini antichissime, tuttavia il suo significato potrebbe risalire a diversi secoli orsono. Per alcuni simboleggerebbe il furto legendario del santo da parte dei liminesi a danno dei casalvetini, abitanti di Casalvecchio Siculo paesino situato nella parte opposta della vallata. Allora vi era la consuetudine che qualora un santo venisse “rubato” o, meglio, “rapito”, diventava proprietà dei “ladri” o, meglio, dei “rapitori”, una volta all’interno della chiesa del paese di questi. Per altri, invece la festa ha un significato meno legendario, si pensa che secoli orsono Passo Murazzo ospitasse una comunità cristiana e che San Filippo vi sia passato, prima di giungere nel paese di Limina.

LA FESTA
La mattina del giorno 11 maggio la statua del santo, che pesa circa 700 Kg, viene portata a spalle, a passo sostenuto e senza soste, sino in località Murazzo, distante dal paese circa 6 Km, dove si svolge un piccolo mercato che con le sue bancarelle multicolori rende ancor più festosa la vallata. Oggi, purtroppo, i campi non sono più sostentamento per la maggior parte delle famiglie, come allora, dunque questa usanza si è persa. Dell’antico mercato rimangono solo le bancarelle di dolciumi, vestiti, giochi per bambini. Una volta giunto sul piazzale antistante il piccolo Santuario, i “portatoricorrono in posizione opposta rispetto alla statua, facendo quindi compiere alla stessa dei movimenti rotatori, in senso orario e in senso antiorario. Alcuni vedono in questa sorta di “balletto“, un legame col Sufismo, corrente filosofico – esoterica dell’islam, altri vedono simbolicamente la benedizione del santo ai suoi fedeli, altri ancora vedono ciò come un atto simbolico di esorcismo. I “Giri” in senso orario richiamerebbero gli angeli, quelli in senso antiorario caccerebbero i demoni all’inferno. Finiti i giri, il santo viene introdotto nel santuario e si da l’avvio a numerose messe. Nel pomeriggiola statua viene ricondotta a Limina, da decenni la salita si percorre un pò a spalle e con l’ausilio di un carrello spinto a braccia. Giunti in paese il santo viene ripreso a spalla e a passo veloce percorre alcune vie, non prima di aver fatto però il famosissimo “a ddutta” (la lotta) che evocava la liberazione dell’isola dai demoni. Questo è un’altro “ballo” e simboleggia la lotta che in vita il santo sostenne contro i demoni. Il santo, a suon di musica, viene fatto procedere di corsa avanti e indietro, senza girare la “Vara” (baldacchino – portantina) di modo che il santo quando va indietro procede “di spalle”.

Giorno 12 maggio si svolge la processione per le vie del paese in ricordo del giorno della sua morte. Oggigiorno la festa è religiosissima, seppur non a carattere penitenziale. Tuttavia non è sempre stata così. Un tempo la processione era di mattina, nel pomeriggio, invece, aveva luogo una tradizione “stroncata”,  chiamata in lingua siciliana, nella parlata locale, a ddutta (lotta), anche se più che una lotta era una contesa, che vedeva protagonoste due fazioni, i “Mastri”, artigiani, sarti, ma anche muratori  e i “picurara” pecorai, ma vi facevano parte anche altri allevatori di bestiame, contadini e operai. Il santo, posto in una vara più piccola e leggera, veniva conteso da una parte e dall’altra come una sorta di tiro alla fune. In questo disordine, dove parecchi venivano feriti, non si poteva non prevedere il disappunto della Chiesa e delle Forze dell’Ordine, i quali appunto dopo vari tentativi ebbero la meglio su questa secolare tradizione.

L’OTTAVA
Un tempo celebrata il 19 maggio e adesso, per motivi legati al cambio di abitudini, la terza domenica di maggio, è indubbiamente la festa più caratteristica e sentita. La mattina avviene una religiosissima e composta processione col santo posto nella vara che anticamente veniva utilizzata per la ‘ddutta. Nel pomeriggio… ecco la “Rievocazione dei miracoli“, nel senso che si vuole con questa festa imitare le gesta del santo quand’era in vita. I devoti si ritrovano tutti davanti alla Chiesa Madrededicata a San Sebastiano martire, nell’attesa che l’orologio segni le ore 17.00. Nel frattempo, devoti giovani e meno giovani, con maglietta rossa recante sul retro la scritta “Cu cchiù beni lu voli, cchiù forti lu chiamaviva San Filippu!!!”, si lanciano in gruppo e di corsa verso la facciata della chiesa, schiantandosi violentemente contro il portone che custodisce la vara con san Filippo, che dal 12 maggio è ospite in questa chiesa. A detta dei devoti, ciò alluderebbe alla lotta del male e del peccato contro il bene, ovvero contro san Filippo; il Santo, sentendosi bersaglio di questi attacchi alla fine, alle ore 17.00, numero che simbolicamente avrebbe a che fare con le teorie sull’esorcismo, uscirebbe trionfando sul male. Ed accade proprio che alle 17.00 allo sparo di un “botto“, le porte della chiesa si spalancano, aperte da altri devoti già all’interno della chiesa, una volta dentro i devoti tutti in brevissimo tempo sollevano sulle loro spalle la vara, su cui è posta la statua del santo, ed escono di corsa fuggendo all’impazzata giù per le scale e poi lungo la via G. Garibaldi, si recano quindi in località Calvario

Una ripidissima e strettissima stradina sterrata porta a una croce. Giunti con non poche difficoltà a detta croce ecco che ha luogo, per i devoti, uno dei momenti più toccanti di tutta la festa, l’Omaggio del santo alla santa croce. Le aste anteriori della vara che sevono per trasportare a spalle il santo, vengono incastrate alla base circolare dell’obelisco e viene fatto roteare intorno a quest’ultimo a suon di musica per tre volte in senso antiorario e per altrettante volte in senso orario. Così fanno anche molti dei presenti alla manifestazione, dicendo che porta anche bene. Fatto ciò il santo viene portato in un’altra collinetta vicina, dove è  stata eretta un’edicola in Suo onore e vengono effettuati i giri. Una volta scesi da Calvario, potete immaginare l’enorme difficoltà di tale momento, il santo ritorna alla strada principale dove il santo viene fatto “ballare” coi giri e l’avanti e indietro. Si prosegue quindi sino in località Durbi, che si trova nella parte opposta del paese, anche qui un’altra collinetta con edicola votiva in onore al santo esorcista. Quindi la statua ritorna di nuovo in paese dove per ore ed ore il santo viene portato per piazze, vie e viuzze fino a tarda serata, quando il santo verrà salutato con un cospiquo sparo di fuochi artificiali. Anticamente, una volta giunto da Durbi in paese, il santo veniva portato nella chiesetta a Lui dedicata, veniva cambiata la vara e si iniziava la seconda parte della ‘ddutta, ai giorni nostri il santo rimane nella stessa vara e viene portato di corsa per le strade e le piazze del paese, deve più volte viene fatto “ballare”, fino a tarda serata, quando un nutrito spettacolo pirotecnico saluterà il Santo, dandogli l’arrivederci al mese di agosto.

Tra Limina e Roccafiorita c’è sempre stato campanilismo e rivalità e tutto sfocia durante i festeggiamenti al santo, venerato in entrambi i paesi. Il Calvario è la parte più alta del paese, sovrasta l’abitato di Limina e da li si possono ammirare numerosissimi campi e il paesino di Roccafiorita. Portarvi il santo, significherebbe quasi una sfida, secondo alcuni. Ma il motivo più importante è il significato cristiano che ha per i cristiani il calvario, luogo delle sofferenze del Cristo. Contrada Durbi invece anticamente era parte della zona ebraica di Limina, Durbi infatti significherebbe in lingua ebraica “terra rossa“, probabilmente perché argillosa. Portarvi il santo, oltre che avere la funzione di fargli benedire i campi nella parte bassa, potrebbe significare anche la vittoria del Cristianesimo sull’Ebraismo.

Il 16 agosto la processione si ripete con modalità simili a quella del 12 Maggio. E’ la più recente delle processioni ed è stata istituita per venire incontro agli emigranti che nel periodo estivofanno di ritorno al paese.

Per maggiori informazioni: 

Ultima modifica: 2016-01-21 13:23
Fonte / Autore: Ernesto M.


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Festa dei Santi Martiri Alfio Filadelfo e Cirino a Lentini
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Festa dei Santi Martiri Alfio Filadelfo e Cirino a Lentini

Festa dei Santi Martiri Alfio Filadelfo e Cirino a Lentini a Lentini

La tradizionale Festa dedicata ai Tre Santi Fratelli Martiri Alfio Filadelfo e Cirino, si svolge ogni anno a Lentini (SR) dal 9 al 12 maggio. Richiama gente da ogni parte della Sicilia e del Mondo, risultando così un evento importante per la Città di Lentini, e non solo. L’Evento ha inizio con la Processione del Capitolo dell’Ex-Cattedrale e del Sacro Cuore di Sant’Alfio per le vie del centro storico, per poi continuare nella stessa sera del 9 fino alle mattinate del 10, con il suggestivo giro dei “nuri, devoti che sciolgono il voto ai propri Santi Protettori, correndo seminudi tra le strade della città, tra due ali di folla che disegnano il percorso che tocca tutti i luoghi del martirio dei Tre Fratelli Martiri. La notte assume un atmosfera surreale, tra le acclamazioni dei devoti, alternati a momenti di rispettoso silenzio, riuscendo a suscitare emozioni che devono essere vissute, in quanto spiegarle a parole, sarebbe impossibile. 

La mattina del 10 maggio l’Artistico e Storico Santo Fercolo d’argento, con le Reliquie dei Santi, e la bellissima Statua di S.Alfio seduto, si affaccia dal grande portone del Duomo, dando inizio all’ormai tradizionale “Nisciuta” tra fuochi d’artificio, palloncini, e carte multicolori che tingono il cielo di colori. Da questo momento S. Alfio riabbraccia Lentini per i vari quartieri storici, ripetendo così una danza che dura da secoli, arrivando la sera, fin sopra la collina della piccola chiesetta della Santa Croce, momento anche questo religioso e folkloristico, assolutamente da non perdere. 
Sia la sera del 10 che la sera dell’11 maggio la statua di Sant’Alfio viene esposta alla venerazione dei fedeli all’arco trionfale (Potta Iaci) dove avviene l’offerta della cera. La mattina dell’11 maggio, all’Ex Cattedrale, ha luogo il solenne pontificale, presieduto dall’arcivescovo di Siracusa. S.Alfio continua a visitare per tutta la giornata i quartieri della città, arrivando a notte inoltrata all’arco tionfale. Il fercolo viene quindi riportato al Duomo e dopo un piccolo omaggio da parte dei fedeli, viene riposto nuovamente dentro la sua cameretta, aspettando l’anno successivo.

– Dal 1 al 9 maggio nella chiesa dei tre santi (fontana) in serata Santa messa e novena in onore dei santi martiri.

– 1 maggio alle ore 7.00 la città viene svegliata dal suono a festa delle campane e dallo sparo dei botti, che da questo momento, scandiranno il tempo e i giorni precedenti alla festa, precisamente ogni giorno, alle ore 11.00 e alle ore 17.00

– Dal 1 al 12 maggio la città viene addobbata da bellissimi stendardi rossi, che i cittadini esporranno in segno di devozione ai propri balconi.

– I fuochi d’artificio vengono eseguiti in Piazza Duomo il 9 maggio alle ore 23.00, il 10 maggio alle ore 10.00, l’11 maggio (notte tra 10 e 11) alle ore 01.00 circa, il 12 maggio (notte tra 11 e 12) alle ore 04.00 circa

– I “Nuri” iniziaranno il loro giro dal Duomo, alle ore 01.00 del 10 maggio (notte tra 9 e 10)

– Le Processioni: il 9 maggio ore 20.30 reliquia del cuore di Sant’Alfio, partenza dalla chiesa della campana. Il 10 maggio ore 10.00 reliquie e fercolo, inizio dal Duomo fino alla chiesa di Cristo Re, da dove si riprende alle ore 16.00. 11 maggio ore 16.00 reliquie e fercolo, inizio dalla chiesa della Fontana.

Per maggiori informazioni: 

Ultima modifica: 2017-01-20 10:06
Fonte / Autore: Giorgio Franco


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Settimana Federiciana a Enna
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Settimana Federiciana a Enna

Settimana Federiciana a Enna a Enna

Ritorna ad Enna la Settimana Federiciana, 8 / 14 maggio 2017, manifestazione che valorizza la storia, l’arte, la cultura e la tradizione della città. La Settimana Federiciana vi porterà alla scoperta dei quartieri storici e dei siti monumentali di Enna, anche questa volta sarà una festa con tanti eventi, incontri, occasioni di scambio culturale, feste e giochi.

I quartieri di Enna saranno animati con eventi giornalieri e serali, permettendo così al visitatore di assistere a rievocazioni storiche, giochi e degustazione di antichi sapori.

Da non perdere: il Torneo degli Arcieri, il Palio dei Quartieri, i giochi medievali a squadre, la rievocazione storica “L’arrivo di Federico II a Castrogiovanni”, la sfilata della corte e dei cavalieri per le vie del quartiere, le degustazioni di antichi sapori, le visite guidate e gli spettacoli musicali.

Ultima modifica: 2017-04-19 19:43
Fonte / Autore: Welcome to Enna


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Manifestazioni Garibaldine a Marsala
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Manifestazioni Garibaldine a Marsala

Manifestazioni Garibaldine a Marsala a Marsala

Manifestazioni Garibaldine dal 8 al 14 maggio 2017 a Marsala (TP). L’11 maggio del 1860 Giuseppe Garibaldi con i suoi 1008 uomini sbarca a Marsala, caccia i Borboni e dà inizio all’Unità d’Italia. In occasione dell’anniversario di questo importante evento dell’epopea risorgimentale Marsala, la città dei Mille, vuole ricordare lo Sbarco delle navi Piemonte e Lombardo nelle vicinanze del porto, con una serie di eventi in cui trovano spazio i convegni del Centro Internazionale di Studi Risorgimentali Garibaldini e altri appuntamenti riservati alla cittadinanza e alle scolaresche quali mostre, proiezioni, un corteo storico, la Regata dei Mille e la Maratona dei Mille.

Gran parte della toponomastica cittadina reca evidenti tracce di quest’importante episodio della storia d’Italia (es: via Garibaldi, via Nino Bixio, via Quarto, via dello Sbarco, piazza Piemonte e Lombardo), anche se non è ancora stato completato il monumento ai Mille che dovrebbe sorgere a pochi metri dal porto.

Nella storia di Marsala vi è però anche un altro 11 maggio, un triste ricordo per la cittadinanza, quello del 1943: un bombardamento britannico sul centro abitato causò numerose vittime tra i civili e sfregiò perennemente il centro storico barocco della città. Proprio il sacrificio di numerose vite umane è valso a Marsala la medaglia d’oro al valor civile. Ogni anno viene deposta una corona di fiori alla Villa del Rosario in ricordo di quella luttuosa giornata.

All’interno del Complesso monumentale San Pietro troviamo il Museo garibaldino, un’esposizione permanente di cimeli risalenti al periodo risorgimentale. All’interno della sala Giacomo Giustolisi è stato ricostruito un suggestivo percorso storico-artistico che comprende abiti d’epoca, le uniformi e le armi dei Mille, documenti originali, un ricco archivio fotografico e persino una poltrona in damasco su cui riposò Garibaldi dopo lo Sbarco a Marsala. Dopo aver attraversato la sala principale del museo si accede alla saletta dedicata ai Mille e al Mito, in cui si trovano ritratti, quadri, foto e stampe d’epoca che raffigurano i volti degli uomini e dei ragazzi che sposando lo spirito del Risorgimento diedero un contributo fondamentale al processo di unificazione nazionale.

Ultima modifica: 2017-03-28 17:11
Fonte / Autore: Marsala Turismo


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Sagra dei Cavatieddi a Monterosso Almo
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Sagra dei Cavatieddi a Monterosso Almo

Sagra dei Cavatieddi a Monterosso Almo a Monterosso Almo

Sagra dei Cavatieddi” a Monterosso Almo (RG), sabato 7 maggio 2017. La sagra che si svolge ogni hanno il terzo sabato dopo Pasqua nella splendida piazza Sant’Antonio nello storico quartiere Matrice, è organizzata dal Comitato dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima Addolorata, patrona Principale di Monterosso Almo.

Nella piazza allestimento di stand, appositamente attrezzato, da dove sarà possibile degustare gli appetitosi ”cavatieddi muntirussani”, gnocchetti di pasta conditi con sugo di maiale preparati a mano da esperte massaie del quartiere Matrice, ed accompagnati da un buon bicchiere di vino rosso locale. Sarà inoltre possibile assaggiare una vasta gamma di dolci, anche questi preparati secondo le antiche ricette contadine, come le crispelle, i cannoli con ricotta, a “giuggiulena” e tanti altre specialità.

Monterosso Almo dista 23 chilometri da Ragusa ed è uno dei tre comuni montani della provincia, sorge sui Monti Iblei a pochi chilometri dalla vetta di Monte Lauro ed è il comune più a nord della provincia di Ragusa.

Per maggiori informazioni: 

Ultima modifica: 2017-04-09 21:41
Fonte / Autore: Salvo Fatuzzo


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Festival del Teatro Classico dei Giovani
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Festival del Teatro Classico dei Giovani

Festival del Teatro Classico dei Giovani a Palazzolo Acreide
XXII Edizione Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani di Palazzolo Acreide (SR), 7 maggio / 4 giugno 2017. Il più importante appuntamento di teatro giovanile al mondo, per la sua specificità e per lo sforzo organizzativo. La rassegna, impegna gli studenti nell’allestimento di opere della classicità greco-latina nell’antico teatro di Palazzolo Acreide, nel Siracusano. Esso è garante della qualità e dell’impegno dell’INDA -Istituto Nazionale del Dramma Antico– nei confronti degli studenti di ogni ordine e grado, dalle Scuole Elementari, alle Università italiane e straniere.

Dai tempi in cui fu inaugurato, il Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani è molto cresciuto, 30.000 studenti assistono ogni stagione agli spettacoli classici. Durante le giornate del Festival la città di Palazzolo Acreide (una quarantina di chilometri da Siracusa) si trasforma in uno dei centri archeologici più frequentati della Sicilia. Il Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani nacque nel “catino” del teatro greco di Akrai nei giorni fra il 26 e 31 maggio 1991, sotto il Patrocinio del Ministero del Turismo e Spettacolo, dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e della Provincia di Siracusa: 25 gruppi provenienti da tutta Italia e uno solo in arrivo dall’Europa diedero vita a un happening che apparve irripetibile.

Per maggiori informazioni: 

Ultima modifica: 2017-01-20 10:35


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