Sagra Arancia rossa di Sicilia IGP a Centuripe
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Sagra Arancia rossa di Sicilia IGP a Centuripe

Sagra Arancia rossa di Sicilia IGP a Centuripe a Centuripe

Sagra dell’Arancia Rossa a Centuripe (EN) dal 29 al 31 marzo 2019. Enogastronomia, degustazioni, paesaggi, spettacoli, tradizione, storia.

Nel paesino ennese giornate, eventi e manifestazioni dedicati a questo gustoso frutto. Anche quest’anno, si svolgeranno nello splendido Comune di Centuripe i festeggiamenti della Sagra dell’arancia rossa di Centuripe, dedicata alle dolcissime arance locali, frutto coltivato da anni in grande quantità in queste fertili zone ai piedi dell’Etna. In dialetto locale chiamate “taruocco“, queste arance sono un prodotto tipico della Sicilia conosciute per la loro dolcezza e bontà.

Centuripe, uno dei “Comuni più belli d’Italia” è un glorioso centro siculo, che nell’occasione si trasformerà in un grande teatro grazie alle varie iniziative e spettacoli che animeranno i pomeriggi e le serate allietando i numerosi turisti e le persone del posto. La Sagra delle arance coinvolgerà artisti ed associazioni del territorio al fine di promuovere non solo la tradizione popolare e la cultura “siciliana”, ma anche le sue peculiarità turistiche. 

Il programma della manifestazione prevede eventi di carattere culturale, spettacoli musicali e folcloristici, vendita delle arance e di altri prodotti a km zero, degustazioni gratuite di delicatezze alle arance, nonché percorsi enogastronomici.

La cittadina di Centuripe, in provincia di Enna è pittorescamente arroccata su un sistema montuoso disposto a stella ad un’altitudine di 733 m.sl.m. da cui si spazia a 360 gradi con la visione di una serie di panorami mozzafiato ed una splendida visione del versante occidentale dell’Etna. Tra i beni monumentali il Tempio degli Augustali (I-II secolo) che si affacciava, sopraelevato, su una via colonnata e due tombe monumentali a torre, la Dogana, di cui è visibile solo il piano elevato e il castello di Corradino. A nord-ovest del paese, in contrada Bagni, una strada lastricata conduce ai resti di un Ninfeo, sospeso sul vallone del torrente sottostante, di cui rimane una parete in mattoni con cinque nicchie, resti di una vasca di raccolta delle acque e parti dell’acquedotto. 

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Ultima modifica: 2019-03-10 19:33
Fonte / Autore: Pagina Facebook Centuripe Nostra Ufficio turistico


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Etna Chocolate a Riposto
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Etna Chocolate a Riposto

Etna Chocolate a Riposto a Riposto

Etna Chocolate, Festa del Cioccolato dal 22 al 24 marzo 2019 presso villa Pantano a Riposto.

La cittadina situata sulla riviera ionica, ai piedi dell’Etna, rappresenta uno dei più storici e caratteristici borghi marinari dell’area jonico etnea. All’interno della manifestazione: prodotti tipici dell’Etna, vino, birra artigianale, Expò, Artigianato, spettacoli e animazione.

Riposto Porto dell’Etna. Il nome Riposto, secondo accurati studi storici, deriva dalla vocazione commerciale della zona, che aveva fatto sorgere un luogo attrezzato quale deposito (per “riporre”) per le botti e le merci da spedire via mare. La storia di Riposto ha avuto nel suo rapporto con il mare il principale fattore di sviluppo, alla fine del secolo XVI,  tre gruppi  tra coloni, pescatori e barcaioli-costruttori, si fusero creando il primo nucleo di una nuova comunità che prese il nome di Riposto da “Res Ponere” e si stabilì definitivamente tra il torrente Macchia, il limite sud della palude dell’Auzzanetto e il torrente Jungo, e il limite nord di grandi distese di boschi e vigne.

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Ultima modifica: 2019-03-08 01:01


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Festa di San Giuseppe a Salemi
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Festa di San Giuseppe a Salemi

Festa di San Giuseppe a Salemi a Salemi
Festa di San Giuseppe dal 17 al 24 marzo 2019 a Salemi (TP). Appuntamenti della tradizione ma anche degustazioni, mostre, musica e incontri. Il secolare rito religioso de Le Cene di San Giuseppe. Mostre ed Esposizioni enogastronomiche, visite guidate al patrimonio artistico della Città. 

La festa delle Cene di San Giuseppe si celebra il 19 marzo e dura una settimana. Durante i preparativi per la festa, Salemi è interessata da tanti estemporanei piccoli cantieri che vengono costruiti con strutture lignee, gli altari, riccamente decorati con arance, limoni, ramoscelli d’alloro e soprattutto con dei caratteristici pani che vengono lavorati dalle donne del luogo in modo da risultare delle vere e proprie opere d’arte. 

pani si presentano nelle più svariate forme. I principali simboli rappresentati sono quelli della tradizione cristiana, come il pesce, o i simboli della pentecoste, cioè la scala, la tenaglia o i tre chiodi. Oltre a questi, di chiaro riferimento religioso, le altre forme rappresentate fanno riferimento alla natura….Il devoto che organizza la cena deve allestire un pranzo di 101 pietanze, per lo più a base di cereali, verdure, frutta, pesci e dolci in grande varietà. Dopo la celebrazione del rituale della benedizione dell’ altare e dei pani, il cibo è offerto ai bambini, che rappresentano la “Sacra Famiglia”, e ai visitatori che hanno assistito alla “mangiata di li santi“.

Il 19 marzo è la giornata più importante dei festeggiamenti di San Giuseppe. In mattinata Santa messa in Piazza Dittatura, a mezzogiorno «L’invito dei Santi» nella Chiesa di San Giuseppe, sempre nel centro storico, durante il quale è possibile degustare numerose pietanze tipiche. Nella «Cena» della Chiesa di San Giuseppe è possibile inoltre assistere alla tradizionale recita delle «Parti di San Giuseppe», cantilene e preghiere, litanie o canti, antiche «laudi» popolari in dialetto, tramandate oralmente da padre in figlio, che vengono recitate dai devoti, davanti agli altari, al Santo. Questi monologhi a soggetto sacro, in rima baciata o alternata, diventano vere suppliche di fedeli che, con passione devota e fede profonda, inneggiano alla vita del “Patriarca” ed esaltano la ricchezza della cena a gloria dell’Altissimo. Ogni composizione in versi, con l’incisività del dialetto e con la ritmata cadenza, esprime la forza dei sentimenti della gente isolana semplice e spontanea. Il cantastorie, fiero depositario della parola «antica», viene ricompensato con un bicchiere di buon vino e porta con sé «un signaleddu di la cena», offerto dal padrone di casa.

Gli Altari, incantevoli nella loro bellezza, costituiscono uno dei grandi tesori artigianali della Sicilia. Queste mense, riccamente imbandite e decorate con i pani squisitamente modellati in forme diverse, vengno allestite su una struttura in legno o in ferro con colonnine portanti, fatte di canne intrecciate, che convergono in alto formando un tetto a cupola; l’architrave e il fregio frontale completano l’impalcatura, che viene interamente ricoperta da ramoscelli di alloro e di “murtidda” odorosa (bosso), elementi ornamentali che hanno un significato propiziatorio. Ultimata la struttura, vi si appendono a decorazione piccoli pani artisticamente lavorati, secondo un ordine ben definito, e arance e limoni appena colti.

Al centro, addossato a una parete interamente rivestita con un drappo bianco, si prepara un piccolo altare con cinque ripiani degradanti, tutti ricoperti di candidi lini ricamati, e si appende in alto un quadro raffigurante la Sacra Famiglia. Ai lati si dispongono delle mensole con bianche tovaglie ricamate su cui si poggeranno oggetti simbolici di significato costante e di facile lettura: caraffe di vino, vasi di fiori, garofani e “balacu” (violaciocche), frutta, fette di rossa anguria di gesso, lumini, candelabri, vasi con pesciolini rossi, arance e limoni alternati al pane. Ai piedi dell’altare si stende un tappeto dove vengono posati un agnello di pane, di gesso o di cartapesta, in riferimento al sacrificio di Cristo, un’anfora con acqua e un bianco asciugamano, disposto a forma di “M”, per ricordare la purificazione, dei piatti con germogli di frumento, che inneggiano alla terra, tutti simboli presenti nei sepolcri pasquali.

Le “cene” non sarebbero complete se mancassero ai piedi delle colonne portanti dei mazzi di finocchi verdi, segno di abbondanza. Il “pane dei santi”, viene appoggiato sull’altare, mentre migliaia di piccoli “pani da mensa”, legati ad asticelle di canna con filo di cotone, sono appesi tra il verde scuro della cappella, secondo un ordine vincolato anche a regole di simmetria. Nel centro del tempio viene sistemato il piccolo tavolo per il pranzo dei “santi”, imbandito con pane, arance, una bottiglia di vino e fiori. Un ramo di alloro intrecciato all’angolo della via o alla porta spalancata della casa, richiama i visitatori devoti, che si susseguono in fitto pellegrinaggio fino a tarda sera per ammirare l’incantevole altare e propiziarsi

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Ultima modifica: 2019-02-18 13:53
Fonte / Autore: Comune di Salemi


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Sagra della Sfincia di San Giuseppe a Carini
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Sagra della Sfincia di San Giuseppe a Carini

Sagra della Sfincia di San Giuseppe a Carini a Carini

Terza edizione Sagra della Sfincia di San Giuseppe a Carini il 16 e17 marzo 2019 in piazza Duomo. Degustazione delle tradizionali sfincie (al costo di 1 euro ciascuna), gustose e morbide frittelle ripiene e ricoperte di una delicata crema di ricotta con gocce di cioccolato, pistacchi tritati, ciliegie e scorze d’arancia candite. e dei prodotti tipici come la ricotta calda, pastorizzata. Atichi giochi come il Palo della cuccagna, e i pignatelli

Durante la manifestazione sarà inoltre possibile visitare le tradizionali “tavolate di San Giuseppe” (“tavulati ri San Giuseppi”) allestite con devozione e ricche di pirtanze tipiche.

Tra le iniziative in programma: visite alle bellezze del territorio aperte straordinariamente per l’occasione, come Chiesa degli Agonizzanti e l’Oratorio del Santissimo Sacramento o il Castello La Grua Talamanca, celebre per la triste storia della Baronessa di Carini, la Catacomba di Villagrazia di Carini che con i suoi oltre 3.500 mq di superficie scavata, si configura come una delle più importanti testimonianze del cristianesimo delle origini in Sicilia, e la Grotta di Carburangeli, una riserva naturale integrale di elevato interesse speleologico, paleontologico, biologico e archeologico.

Ultima modifica: 2019-03-12 21:26
Fonte / Autore: Carini


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Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate
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Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate

Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate a

12° edizione Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate, la prima domenica di marzo, quest’anno il 3 marzo 2019. Una serie di eventi lanciati dalla Confederazione della mobilità dolce (WWF, Legambiente, Associazione città ciclabili) per riscoprire i cinquemila chilometri di tratte ferroviarie abbandonate.

Lo scopo è creare una rete di mobilità turistica alternativa da percorrere a piedi, a cavallo o in bici. Si tratta di un patrimonio importante – spiegano i promotori – fatto di sedimi continui che si snodano nel territorio e collegano città, borghi e villaggi rurali, di opere d’arte (ponti, viadotti, gallerie), di stazioni e di caselli (spesso di pregevole fattura e collocati in posizioni strategiche), che giacciono per gran parte abbandonati in balia dei vandali o della natura che piano piano se ne riappropria.

Un patrimonio da tutela e salvare nella sua integrità, trasformandolo in percorsi verdi per la riscoperta e la valorizzazione del territorio o ripristinando il servizio ferroviario con connotati diversi e più legati ad una fruizione ambientale e turistica dei luoghi.

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Ultima modifica: 2019-01-31 16:56


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Carnevale di Petrosino
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Carnevale di Petrosino

Carnevale di Petrosino a Petrosino

Carnevale di PETROSINO (TP) 2, 3, 4, 5, e 9 marzo 2019 Corteo dei Carri allegorici e gruppi mascherati.Quartieri in Festa” sarà il cuore nevralgico del Carnevale, con lo spazio Luna Park, l’animazione dei bambini, e Street food con gli stand dove si potranno degustare i prodotti della gastronomia e della pasticceria locale.

I carri allegorici sono delle vere e proprie opere d’arte, strutture architettoniche, semoventi e ricche di particolari. La sfilata dei carri allegorici per le vie cittadine, con i loro inni e le loro musiche, la parata dei gruppi mascherati con le loro coreografie, trascinano tutti i partecipanti in un vortice di danza ed allegria.

Un’iniziativa, organizzata dal “Comitato Carnevale” che coinvolge l’intera cittadinanza, grazie alla creatività e all’impegno di tanti volontari e delle diverse associazioni del territorio che realizzano carri, costumi, musiche e scenografie. Previsti ulteriori momenti di intrattenimento musicale a cura di band locali, animazioni e balli. 

Ultima modifica: 2019-02-27 15:53
Fonte / Autore: Comune di Petrosino


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Carnevale di Avola
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Carnevale di Avola

Carnevale di Avola a Avola

58° edizione Gran Carnevale di Avola (SR). La festa di Carnevale rappresenta da parecchi anni un appuntamento importante per la Città di Avola, creando nei giorni che vanno dal giovedì grasso al martedì successivo significativi momenti di festa che si conclude la notte del martedì con il rogo del pupazzo rappresentante Re Carnevale.

Tutte le annuali iniziative sono state da sempre realizzate con soddisfazione del pubblico per i programmi articolati e di rilievo, consistenti nella sfilata di carri allegorici, carri infiorati, gruppi mascherati, nel concorso poesie dialettali ed in altre manifestazioni.

Sfilare, eventi e manifestazioni

Il programma, in genere, prevede quattro giorni di festa. Nel pomeriggio del Sabato Grasso, comincia a girare per le vie cittadine il pupazzo, detto Re Carnevale, al suono della banda musicale. La Domenica pomeriggio dal Viale Lido si inizia una grandiosa sfilata di carri allegorici ed infiorati, gruppi mascherati e talvolta carretti siciliani. La sera si suona in piazza e la gente passeggia fra coriandoli e stelle filanti.

Il Lunedì è quasi interamente dedicato alla recita dei canti carnascialeschi (poesie dialettali), la tradizione è stata ripresa con la conservazione del termine dialettale di storii. La giornata del Martedì è dedicata alle prove finali della gara di poesie dialettali e alla sfilata simile a quella della domenica chiusa dal una classifica con premi in denaro e la cremazione del Re Carnevale.

In cucina
Il piatto tipico del Carnevale sono i maccarruna ccà ricotta e u suc (maccheroni conditi con ricotta e salsa di pomodoro).

Un carnevale storico
Il primo documento relativo al Carnevale avolese, risale agli inizi del Novecento. Si tratta dell’articolo Carnevale in Avola pubblicato nel 1912 da Gaetano Apollo Gubernale sulla rivista La Siciliana, da lui diretta: “La maschera che conta un maggior numero di affiliati è quella del massaru con vestimento all’antica, cioè la tradizionale ormai scomparente meusa in testa, camicia di flanella bianca, giacca cortissima, calzoni di velluto, ampi e corti fino al ginocchio, calzette lunghe e bianche e stivaloni larghi. I massari camminano saltellando sulla punta dei piedi, tenendo in mano una forcella e sulla spalla i vertuli (bisacce).

Vien dopo quella dei micheli consistente in un berrettone a maglia bianca infilato sulla testa fino al collo, con quattro buchi orlati di rosso, fatti adattamente in ordine agli occhi, al naso e alla bocca; e una lunga camicia di donna stretta al fianco da una cordicella di liama (disa), oppure da una correggia di cuoio ornata da cianciani (sonagli). I micheli portano in mano una maccia r’ardicola (pianta di ortica), o una frasca d’ulivo, con le quali van pungendo e percotendo gli amici e i parenti che incontrano per via; il loro passo è un trotto continuato; la voce un gutturale monotono, rullante, noioso. Essi sono capaci di combinare per le vie scenette ridicole, umoristiche, piacevoli per gli spettatori”.

Un altro elemento associabile alla Grecia classica era dato dai carri ambulanti di poeti dialettali e musici, simili a quelli usati dai greci nelle feste orgiastiche in onore di Dioniso. Questi carri, detti dei pueti, ci inducono a parlare di un’altra antica tradizione avolese: la recita in pubblico delle poesie dialettali. Durante il Carnevale, soprattutto nelle ore pomeridiane, i poeti giravano per il paese su carretti siciliani addobbati per la circostanza con ramoscelli di oleandro (rànnulu). Dopo la seconda guerra mondiale in una delle piazze di Avola si costruivano dei casotti nei quali si faceva una pesca con i numeri della tombola. In palio c’era di tutto: animali vivi (soprattutto galli) o pasticciotti (grossi dolci rotondi ripieni di marmellata) e tante altre cose. Sul finire degli anni ’50 si assiste ad un momento di crisi, dal 1961 la tradizione viene ripresa e rinnovata con lo scopo principale di attrarre turisti ad Avola. Da allora i festeggiamenti si sono ripetuti ogni anno per quattro giorni.

Ultima modifica: 2018-09-19 17:23


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Carnevale di Palazzolo Acreide
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Carnevale di Palazzolo Acreide

Carnevale di Palazzolo Acreide a Palazzolo Acreide

Festa di Carnevale a Palazzolo Acreide (SR) il 24, 28 febbraio, 2, 3 e 5 marzo 2019. Sfilate di carri allegorici con la partecipazione delle caratteristiche maschere siracusane come per esempio i Cuturri. Tradizionale Sagre della salsiccia e dei cavati, degustazioni gastronomiche a base dei cosiddetti cavatieddi, un tipo di pasta condita con il sugo di maiale, e non solo, nelle piazze principali negli stand adibiti alla degustazione, si potranno assaggiare la salsiccia palazzolese, i legumi, e altre tipicità locali.

Una occasione per conoscere uno dei carnevali più antichi si Sicilia. Palazzolo è anche patrimonio dell’umanità per cui prima di immergersi tra gli stand gastronomici e i carri del carnevale è un’ottima occasione per fare una visita guidata all’antico Teatro Greco alla Strada romana e alle splendide chiese del Paese. Qui il carnevale è all’insegna della spontaneità e della partecipazione totale da parte di tutti i cittadini che, con impegno e coinvolgimento, contribuiscono alla riuscita dell’unica rappresentazione, nel suo genere, in tutta la provincia, non mancano una ricca serie di eventi collaterali.

Il carnevale di Palazzolo ha origini molto antiche, da un antichissima e singolare processione che si svolgeva a Palazzolo in occasione della festa della Madonna Odigitria, caratterizzata da un corteo di donne in maschera coperte da un ampio manto e perciò dette ntuppatedde, che irrompevano in mezzo alla processione sconvolgendola con il loro procedere a passo di musiche trascinanti e a ritmi di danza incalzanti. Nei primi del ‘900 erano gli artigiani a fare la manifestazione, erano loro che allestivano i pupi che venivano portati in giro per le vie del paese su dei carretti.

Nel dopoguerra, in particolare intorno agli anni sessanta, è iniziata la grande stagione di Turi Rizza: una persona di estro eccezionale, realizzava i carri e le maschere; ogni anno impersonava un personaggio diverso, prendendo di mira personaggi della politica locale, della società civile, del clero ma anche semplici cittadini. Dopo di lui, negli anni ottanta si sono avute delle innovazioni grazie a Vincenzo Guglielmino, u scinziatu, che ha introdotto nuove tecniche: la fattura è divenuta più raffinata, i pupazzi sono diventati di grandi dimensioni e sono stati introdotti nuovi movimenti meccanici. Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 il carnevale ha attraversato un momento di crisi. Nei primi anni ottanta, sempre nel quartiere di San Paolo si realizzò il primo veglione. Nacque l’entusiasmo di vestirsi in maschera, usanza fino a quel momento vissuta solo dai giovani. Negli anni successivi i veglioni diventarono due, un secondo veniva allestito davanti la villa comunale, tutto ciò per oltre un decennio.

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Ultima modifica: 2019-02-02 17:19


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Carnevale di Gioiosa Marea
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Carnevale di Gioiosa Marea

Carnevale di Gioiosa Marea a Gioiosa Marea
70° Edizione Carnevale Gioiosano. Domenica 17 febbraio 2019 VII Edizione Sagra del Murgo: vetrina e degustazione di prodotti enogastronomici “Il Murgo

A Carnevale era costume diffuso, sino a qualche anno fa, le sere del giovedì, del sabato e della domenica che ricadevano in tale periodo, accogliere e far ballare nelle case i «maschiri». L’usanza era intesa come «riciviri i maschiri» e pertanto le porte delle case restavano aperte a chiunque fosse mascherato. La maschera poteva fare ogni sorta di scherzo ai padroni di casa ed ai loro ospiti, i quali ovviamente tentavano di riconoscerla. I travestimenti carnevaleschi erano i più svariati e correlati alla fantasia più estrosa del momento. Infatti, anche i padroni di casa ed i loro ospiti, a loro volta, dopo l’arrivo delle maschere, ricorrevano a travestimenti estemporanei avvalendosi di coperte o di altro. Se la maschera veniva riconosciuta era costretta a svelare la sua identità, scoprendo il viso, nel caso invece che non veniva riconosciuta, aveva diritto a «mangiare e bere» ma doveva prima farsi riconoscere.

Personaggi famosi del carnevale di un tempo non lontano furono Ignazio Spanò e Filippo Terranova per la loro innata arguzia e lo spirito squisitamente gioiosano. I loro travestimenti erano attesissimi ad ogni carnevale; i più famosi furono quelli di: Giulietta e Romeo, Coppi e Bartali, la balia ed il neonato, Nerone e Poppea, il chirurgo ed il paziente. Altro personaggio caratteristico del carnevale il «capitano» Turi Zampino con il suo inseparabile violino a capo della «Murga ». Da festa popolare, intesa in senso corale e di massima partecipazione, in questi ultimi anni, il carnevale si è circoscritto alla vita dei circoli cittadini ed alla sfilata dei carri.

La manifestazione che tradizionalmente apre il carnevale è “LA RACCHIA”, dove gente di varia estrazione sociale accomunata dalla voglia di divertirsi liberamente si veste in modo stravagante dando vita, con musica e canti, ad una festa popolare itinerante che coinvolge il paese intero. In scena la “MURGA”, caratteristica orchestrina sgangherata e coloratissima, diretta dal Murgo in frac e cilindro, che fu importata dall’Argentina da emigrati di ritorno che avevano assimilato questo aspetto della cultura latino-americana, arricchendola con elementi locali tratti dal contesto marinaresco. 

Conclude il carnevale la sfilata del “MURGO E DELL’ORSO”, durante la quale carri e gruppi dei Comuni di Gioiosa Marea e Piraino parteciperanno insieme per le vie cittadine creando un imponente sfilata con il coinvolgimento di centinaia di persone con la voglia di stare insieme e di divertirsi.

In occasione di questa annuale e tanto attesa ricorrenza, per omaggiare la maschera del Murgo, è stato realizzato un prodotto da gustare, che facesse riferimento all’arte culinaria nostrana, tipica del territorio, denominato “PANE il MURGO“, i cui artigiani del gusto con la propria inventiva, la propria arte culinaria e la propria esperienza hanno raffinato.

Maggiori informazioni e programma

Ultima modifica: 2019-02-02 17:15


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Sagra del Maiorchino a Novara di Sicilia
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Sagra del Maiorchino a Novara di Sicilia

Sagra del Maiorchino a Novara di Sicilia a Novara di Sicilia

XXXI Edizione Sagra e Torneo del Maiorchino 2019 a Novara di Sicilia (ME), manifestazione dedicata al tipico formaggio pecorino del luogo, e si svolge ogni anno durante il periodo di Carnevale. ll torneo avrà inizio giorno 27 gennaio per proseguire tutti i sabati e le domeniche fino alla sagra del Maiorchino che si terrà dal 3 al 5 marzo.

 Durante la manifestazione si potrè assistere alle gare del torneo di lanci di forme di formaggio il cui peso varia dai 10 ai 18 kg,  che si concluderanno con la premiazione dei vincitori e la tradizionale “maccheronata” in piazza. Il torneo si svolge lungo il tradizionale percorso con partenza dalla via Duomo fino alla via Bellini e Piano Don Michele. Degustazione del tipico formaggio e della ricotta, vino locale ed altri prodotti tipici, tradizionale maccheronata al sugo di salsiccia, imbiancata da una fitta cascata di maiorchino grattuggiato. 

Il singolare torneo consiste nel far rotolare una forma di formaggio maiorchino stagionato lungo un percorso che si snoda per oltre due chilometri lungo le viuzze del paese. Giocano 16 squadre regolarmente di tre concorrenti, si parte da “cantuea da chiazza” arrivando fino ad un traguardo: “a sarva“. Si lancia con una “lazzada” di 1,00-1,20 metri circa, che consente al lancio maggiore forza, velocità e precisione. Si aggiudica la vittoria chi arriva primo con meno colpi a colpire “a sarva”.

A volte ci sono degli imprevisti come prendere “spighi, catafulchi o vaelle“. Il gioco ha delle precise regole da rispettare, tra queste: ogni squadra deve indicare il proprio capitano che potrà conferire con i giudici di gara per far eventualmente valere le proprie ragioni; ogni squadra deve munirisi di una “lazzada” da attorcigliare al maiorchino per il lancio; inizia il gioco la squadra che risulta sorteggiata per prima (toccu); ogni contendente deve lanciare il maiorchino dal punto segnato, senza alcuna rincorsa, facendo leva sul piede d’appoggio (“pedi fermu“); nel caso in cui il maiorchino nel corso della gara dovesse rompersi verrà sostituito con un’altra forma di maiorchino di uguale peso e il lancio precedente verrà ritenuto valido; alla fine di ogni gara il maiorchino dovrà essere restituito al circolo Olimpia (l’associazione che organizza il torneo e la sagra del maiorchino).

Interesse vivamente sentito hanno gli spettatori, che parteggiano per l’uno o per l’altro contendente; si vive un’atmosfera di esultanza e di esaltazione, di emulazione e rivalità, di confronti e preferenze, di previsioni e pronostici, mentre, nel brusio della gente, partigiana di una o l’altra parte, si ascoltano voci che invitano a prestare attenzione all’imminente lancio della “maiorchìna” e si ridestano i ricordi di lanci “famosi” di giocatori che hanno fatto la storia del “gioco della maiorchìna”. Come se si sfogliasse un vocabolario antico, si pronunciano, durante il giuoco, parole di lingue diverse. Si ascoltano parole ed accenti arcaici; sono parole che non si ripetono nell’anno, ma soltanto in occasione della sagra invernale novarese.

La manifestazione si conclude con la rituale “Sagra del maiorchino“, con degustazione di ricotta, tuma, maiorchino e, dulcis in fundo, con una mega maccheronata al sugo di carne di maiale imbiancata da abbondante maiorchino, tipico formaggio pecorino del posto.

Il Maiorchino
E’ un formaggio a pasta dura cruda; è prodotto con latte ovino intero crudo a volte misto a capra, le attrezzature tradizionali sono la “quarara”, la “brocca”, la “Garbua” (fascera di legno), il “mastrello” (tavoliere di legno), le “fascedde”; particolarità della lavorazione è rappresentata dalla foratura della pasta, con una sottile asta di ferro detta “minaccino”, che favorisce la sineresi; le forme dopo due giorni vengono salate a secco per 20/30 giorni. La stagionatura avviene in costruzioni di pietra, a volte interrate, fresche ed umide, dotate di scaffali in legno. Può protrarsi fino a ventiquattro mesi. La forma è cilindrica a facce piane o lievemente concave, la crosta è di colore giallo ambrato tendente al marrone con l’avanzare della stagionatura, la pasta è bianca tendente al paglierino, la consistenza è compatta. Il peso può variare dai 10 ai 18 Kg. In bocca, gli aromi erbacei, floreali e fruttati caratterizzano questo formaggio dal gusto deciso e piccante, soprattutto se stagionato.

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Ultima modifica: 2019-01-12 12:29


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